Duecento persone hanno partecipato domenica pomeriggio alla Biblioteca della Cattedrale di San Rufino all’iniziativa “Porta Nuova, un luogo da ascoltare – Gli ascensori della discordia”, promossa dal Comitato Cittadino per Porta Nuova. Una partecipazione straordinaria che ha trasformato l’incontro in un vero momento di confronto pubblico sul futuro di una delle aree delicate e simboliche della città.
Per oltre due ore cittadini, studiosi, tecnici e rappresentanti istituzionali hanno discusso di accessibilità, paesaggio, memoria urbana e qualità progettuale, in un clima partecipato e molto intenso. Al centro del dibattito il nuovo progetto relativo agli ascensori e alla mobilità della zona. Ad aprire il confronto è stato Francesco Lampone, che ha ripercorso l’intero iter iniziato nell’agosto scorso. «Nessuno è contro la mobilità o contro soluzioni per i disabili – ha spiegato – ma enormi ascensori in un luogo così fragile ci inquietano. Chiediamo sostenibilità e rispetto. Questa sera la città ha dimostrato di avere una sensibilità che probabilmente è stata sottovalutata».
Molto apprezzato l’intervento di Mauro Balani, che ha riportato al centro le storie di vita quotidiana legate a Porta Nuova: dalle carrozzelle ai giardinetti con personaggi come Adriano Fabbri, da tutti conosciuto come “il Gubbino”, fino ai piccoli laboratori artigiani e alle attività storiche della zona. «Le persone di questo luogo – ha sottolineato – sono parte necessaria e imprescindibile del dibattito quanto le opere infrastrutturali. Qui c’è un’assunzione di responsabilità a tutela di un patrimonio ma anche di una storia cittadina».
Paola Mercurelli ha invece ricostruito la storia urbanistica e sociale di Porta Nuova, ricordando come dal Trecento fino all’Ottocento quell’area sia stata un punto di incontro tra città e campagna, luogo di giochi popolari e porta dell’accoglienza. Ha ricordato inoltre il progetto ottocentesco dei giardinetti e il valore storico dell’intera area. «Le città – ha sottolineato citando lo storico d’arte Salvatore Settis – perdono se stesse quando dimenticano la propria memoria».
Molto netto anche l’intervento di Ezio Genovesi che attraverso immagini e confronti visivi ha mostrato esempi di interventi invasivi e altri invece capaci di integrarsi con equilibrio nel tessuto urbano, senza alterare il contesto architettonico della città. «Assisi è una città fragile. Serve sensibilità applicata all’intera città e non opere poco ragionate che non comprendono il contesto. Le cose vanno fatte con la testa».
Paolo Marcucci ha infine presentato un’ipotesi progettuale alternativa, sostenendo la necessità di ridimensionare l’intervento e di ripensare il sistema complessivo della mobilità, anche attraverso navette elettriche per i disabili e il ripristino della scala mobile. Tra gli interventi quello dell’assessore al centro storico Donatella Casciarri, che ha assicurato come il progetto dei nuovi ascensori non sia stato ancora inviato alla Soprintendenza (contrariamente a quanto affermato nei giorni scorsi, ndr). «L’intenzione – ha spiegato – è quella di organizzare prossimamente un incontro pubblico. Pensiamo di aver trovato un buon compromesso».
Parole accolte con attenzione dal pubblico e dal Comitato, che nelle scorse settimane aveva espresso forte preoccupazione per il rischio di un confronto tardivo e con spazi di discussione troppo ristretti. Ora dalle parole bisogna passare ai fatti. Giovedì prossimo è fissato un incontro tra il Comitato e l’amministrazione comunale.
È intervenuto anche Ivano Bocchini, consigliere comunale della lista Assisi Centro, che ha ricordato le iniziative portate avanti in Consiglio comunale attraverso specifiche interpellanze, con particolare attenzione ai costi dell’opera e alla necessità di comprenderne fino in fondo utilità e proporzioni rispetto al contesto urbano. «Occorre capire – ha osservato – se un’infrastruttura di questo impatto e di questo costo sia realmente la soluzione migliore per Porta Nuova».
L’incontro si è chiuso tra gli applausi e con una convinzione emersa con forza dalla grande partecipazione registrata alla Biblioteca di San Rufino: le trasformazioni più delicate della città non possono essere semplicemente annunciate, ma devono essere prima discusse e condivise con la cittadinanza.

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