Il circolo culturale “primomaggio” chiede all’Amministrazione Comunale di Assisi la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, così come hanno chiesto anche altre associazioni della città. “Tale nobile onorificenza fu conferita a Mussolini con delibera della giunta comunale n.389 del 27 settembre 1923 e del consiglio comunale n.48 del 15 ottobre 1923, circa un anno dopo della presa del potere da parte del fascismo. In quel periodo, tra il 1923-25, centinaia di comuni italiani, in maniera ‘spintanea’, diedero a Mussolini la cittadinanza onoraria. Fu una vera e propria campagna politica, programmata a tavolino, di assegnazione del titolo per contribuire ad alimentare il culto del “duce” in tutta Italia, nella prima fase del regime”, spiega l’associazione ‘capitanata’ da Luigino Ciotti.
Alla caduta del fascismo e la nascita della Repubblica Italiana molti comuni, in tutta Italia, revocarono l’atto precedente. Tra questi già nel 1945 ci furono Milano, Roma, Genova, Bologna, Forlì, Napoli, Matera è la stessa Predappio. Nel 1946 ci fu, ad esempio Ferrara, nel 1947 Torino. Anche in Umbria fu revocata in alcune città come a Perugia e Foligno nel 1945 o a Terni nel 1946. Negli ultimi anni è stata revocata in molte altre località, da Firenze a Fossombrone, da Rivoli a Termoli, a Torre Pellice, Anzola, Chiari, Asti, Gussago, Maenza, Palazzolo, Aulla, Salorno, Adria, Campi Bisenzio, Mori, San Cesario sul Panaro, da Aosta a Sarno e tantissimi altri comuni. In Umbria in realtà sono diversi i Comuni che hanno Benito Mussolini come cittadino onorario, ma per il circolo culturale “primomaggio” “Ad Assisi revocarla non è solo una scelta morale e politica ma una necessità.
Se siamo conosciuti a livello internazionale come città della Pace, ci vantiamo di questo e ci viviamo pure su questo requisito e immagine, tutto ciò è incompatibile con un riconoscimento al creatore del fascismo, regime vocato alle guerre. Mussolini se non fosse stato ucciso prima sarebbe stato processato e giudicato come criminale di guerra. È il creatore delle leggi razziali del 1938, mentre la città di Assisi si è prodigata a salvare 300 ebrei.
Siamo nella Seraphica Civitas di Francesco che “disarmante e disarmato” andò dal Sultano d’Egitto Malik al Kamil. È lapalissiana la contraddizione tra l’essere città della Pace e l’ideologia della guerra insita nel fascismo. Le guerre fasciste del 1935-36 in Etiopia, nel 1936 in Spagna, nel 1939 in Albania, nel 1940 l’attacco alla Francia e alla Grecia, aggressori e non certo aggrediti, perché la guerra era nel gene del fascismo ed era il suo fine.
Non a caso il regime aveva motti come “Credere, obbedire e combattere” o “Libro e moschetto fascista perfetto”.
“Se si prende atto di tutto ciò – dice il circolo culturale “primomaggio” – la conseguenza non può che essere la revoca della cittadinanza a Mussolini, se si vuole essere coerenti con l’immagine mondiale della città e con la nostra Repubblica che ha come base una Costituzione Antifascista. Non si può mettere insieme chi educa e lavora per la Pace con chi voleva e ha fatto le guerre, dirsi antifascisti e contemporaneamente legittimare Mussolini negli armadi e nelle delibere. Il futuro lo si deve costruire con i valori della Pace, della solidarietà, della cooperazione, della giustizia sociale. Del passato abbiamo strumenti per giudicarlo ed è stato guerra, mancanza di libertà, assenza di pluralismo, violenza, sopraffazione, costrizioni, difesa dei ricchi.
I cittadini assisani su questo hanno le idee chiare ed aspettano in tempi brevi una scelta precisa e netta basata sulla storia. Le scelte guerrafondaie del fascismo e del suo capo supremo, Mussolini, hanno prodotto in questa città 153 morti in guerra, 45 civili morti in loco, 423 Internati Militari Italiani che hanno fatto 2 anni di prigionia in Germania tra sofferenze inaudite, 347 prigionieri degli alleati per molti anni, decine e decine di invalidi e infortunati. Colui che è stato il primo responsabile di tutto ciò, Benito Mussolini, ad Assisi non può esserne anche cittadino onorario”.
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