(Flavia Pagliochini) “Nel 1986 arrivarono ad Assisi i leader delle grandi religioni: ricordiamo tutti la foto, segno di pace di fronte al mondo e che doveva essere il segno della vita quotidiana. Giovanni Paolo II volle tenacemente quella giornata di pace e disse: forse mai come ora è divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace”. Lo ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, aprendo Pace disarmata e disarmante – Unarmed and Disarming Peace, l’incontro promosso dall’associazione con la collaborazione della Famiglia francescana e della Diocesi di Assisi nel 40esimo anniversario della storica Giornata di preghiera per la pace convocata da san Giovanni Paolo II, sempre ad Assisi nel 1986. A inviare i suoi saluti anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Quello di Assisi fu un evento profetico. La Comunità di Sant Egidio si è fatta animatrice di incontri internazionali che, anno dopo anno, hanno inteso ravvivare lo “spirito di Assisi” mentre le guerre, le diseguaglianze, le volontà di potenza e dominio facevano sentire sempre più il loro peso oppressivo sul corso della storia. Siamo riconoscenti per questo prezioso impegno. Oggi, con il ritorno ad Assisi a ridosso delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo, desidero rivolgere – un passaggio della lettera – un intenso augurio affinché queste giornate siano fruttuose”. E non è mancato un messaggio del Papa all’Angelus: Leone XIV avrebbe dovuto essere in città prima di sottoporsi alla rimozione di un adenocarcinoma polmonare e al ‘niet’ dei medici che “visto il breve tempo trascorso dall’intervento, hanno ritenuto opportuno sconsigliare, a scopo precauzionale, il previsto viaggio in elicottero il 27 ottobre”. Ma non ha dimenticato l’evento che tra l’altro è in linea con uno dei temi portanti del suo pontificato: “Continuiamo insieme a pregare per la pace. Dopodomani, 27 ottobre, uniamoci spiritualmente ai Capi di Chiese e ai Leader religiosi che si raduneranno ad Assisi nel 40° anniversario dell’Incontro convocato da San Giovanni Paolo II. Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo. Che il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace!”.
L’incontro vede la partecipazione di 384 rappresentanti delle religioni, delle culture e delle istituzioni, provenienti da 53 Paesi, con 155 relatori e 24 forum tematici. Sono attese circa 5.000 persone. Un “popolo della pace che non si rassegna alle troppe guerre in corso nel mondo e che si fa portavoce delle terribili sofferenze inflitte alle popolazioni vittime dei conflitti”, sottolineano dalla Sant’Egidio. “Oggi – ancora le parole di Riccardi – facciamo memoria di quel 27 ottobre: allora era il tempo della guerra fredda, il mondo era diviso in due imperi e si temeva un conflitto atomico. Eppure la pace era al centro delle politiche, mentre oggi la pace sembra sparita dall’orizzonte, mentre si afferma sempre più che la guerra è la compagna naturale della storia umana. Oggi non siamo solo a celebrarla con tanti amici: non è un fatto lontano, perché per 40anni abbiamo camminato nello Spirito di Assisi, negli incontri annuali, nella vita quotidiana, di fronte a conflitti e scontri di religione. Alla fine di quel giorno, Giovanni Paolo II parlò guardando oltre quell’evento, disse ‘La pace è un cantiere aperto a tutti, la pace è una responsabilità universale. A noi parve una chiamata a lavorare nel cantiere della pace’. Ricordato anche l’evento del trentennale, nel 2016 sempre ad Assisi: “In quell’incontro del 2016 dicevamo: questo è lo spirito che ci anima, realizzare l’incontro nel dialogo, opporsi a ogni forma di violenza e abuso della religione per giustificare violenza e terrorismo. La memoria del 1986 ci proietta nel presente e nel futuro, con la convinzione che non si vive senza dialogo in un mondo così complesso e conflittuale. Non si sopravvive senza dialogo: per una pace solida bisogna passare dal tempo del conflitto a quello del dialogo, un altro passaggio del saluto di Riccardi. All’apertura di ieri anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, Haïm Korsia, Gran rabbino di Francia, Nasaruddin Umar, Imam della Grande Moschea di Jakarta e Gijun Sugitani, rappresentante del Tendai Zasu, sommo sacerdote del Buddismo Tendai dal Giappone.
La giornata si era aperta con una liturgia sempre all’Umbriafiere presieduta dal cardinale Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa: “Chi non ama il proprio fratello, che vede, non può amare Dio che non vede”, le parole tratte dal Vangelo del cardinale. “Lo straniero, la vedova, l’orfano sono le prime vittime di ogni guerra: vengo da una terra, il Congo, dove la guerra produce di vedove e orfani e milioni di sfollati, diventati stranieri della loro terra: come in Sudan, in Ucraina e in Terra Santa. Ascoltiamo il grido delle vedove e degli orfani, dei profughi e dei poveri, perché Dio lo ascolta. Se lo ascoltiamo anche noi, cominceremo a guardare il mondo secondo lo sguardo di Dio, lo sguardo che san Francesco di Assisi fece suo davanti al crocifisso di San Damiano, udendo la voce ‘va e ripara la mia casa che è in rovina’. Francesco cominciò dalle pietre, ma presto comprese che era la Chiesa da riparare, l’umanità ferita: scoprì che in ogni uomo c’è la presenza di Dio e per questo cercò la pace con tutti. Con il Sultano, che i suoi contemporanei chiamavano nemico e che egli andò a incontrare disarmato; con il lupo di Gubbio, con il fratello molesto. La pace di Francesco è disarmata perché non ha nulla da difendere. Ed è disarmante perché cambia il cuore di chi la incontra”. A portare il suo saluto anche Marco Impagliazzo, presidente della Sant’Egidio: “Siamo veramente felici di essere ad Assisi, 40 anni dopo di un cammino che ha dato tanto frutto. Ed è per questo che siamo qui, perché questo cammino deve dare ancor frutto, come diceva il cardinale. È ancora più urgente oggi. Sentiamo la responsabilità, come Comunità di sant’Egidio, nel nostro agire quotidiano, nelle città del mondo dove siamo presenti, sentiamo la responsabilità di lavorare ogni giorno per la pace, di pregare per la pace. Questi giorni sono non una manifestazione esteriore, tutt’altro, un modo per scendere ancora più in profondità di questa richiesta al Signore della pace e soprattutto dell’ascolto dei popoli che soffrono per la guerra”.
Il programma di oggi e domani dell’edizione 2026 dello Spirito di Assisi è fitto di eventi: sono 24 i forum previsti nella giornata del 26 e nella mattina del 27 sulle problematiche emergenti del nostro tempo (come pace, disarmo, crisi climatica e ambientale, migranti, democrazia e solidarietà, ma anche Russia e Ucraina. Nel pomeriggio del 27, infine, le varie religioni pregheranno ognuna secondo le proprie tradizioni, per poi ritrovarsi insieme in un messaggio di pace, che verrà firmato dai presenti e reso noto al termine dell’evento. La preghiera dei cristiani sarà Chiesa inferiore di Assisi, alla presenza dei rappresentanti delle Chiese e delle comunità cristiane; atteso anche un messaggio di Papa Leone, che non sarà in città dopo la rimozione di un adenocarcinoma polmonare, ma dettosi convinto che “lo Spirito di Assisi, il dialogo e la ricerca di parole e gesti di pace siano risorse preziose in un’epoca di conflitti”.
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