Bettona chiede attenzione per le sue mura urbiche. “Che il tratto delle mura urbiche di Bettona e nello specifico il tratto etrusco visibile a ridosso dell’ingresso del paese, fosse in stato di degrado, era sotto gli occhi di tutti”, le parole del sindaco di Bettona Valerio Bazzoffia. “Abbiamo fatto da tempo segnalazioni alla Soprintendenza – aggiunge – dalla quale abbiamo ricevuto la sufficiente attenzione, ma di recente abbiamo subito il distacco parziale di una delle pietre etrusche e quindi abbiamo deciso di redigere un progetto per l’intervento di conservazione e restauro del tratto in oggetto che abbiamo approvato nella seduta di martedì scorso con Deliberazione di Giunta Comunale n. 15, e che invieremo alla Soprintendenza per i pareri di competenza e per conoscenza al Ministero della Cultura”. Dal Comune di Bettona trapela grossa preoccupazione, anche perché l’intervento progettuale ammonta a circa 230mila.
Secondo la relazione, le mura urbiche di Bettona “evidenziano la presenza di molteplici fenomeni di degrado classificabili in meccanismi di natura fisica, chimica e biologica, che nel tempo hanno portato al danneggiamento della muratura (sia elementi lapidei sia laterizi). (…) Si riscontrano manifestazioni dovute ad azioni meccaniche (come usura o fatica) e cambiamenti di stato (evaporazione e condensazione), con effetti evidenti di fratture, deformazioni, porosità e disaggregazioni superficiali. Il meccanismo di degrado fisico più rilevante è la creazione di ghiaccio: l’acqua presente nei pori dei materiali (arenaria, mattoni e malte), scendendo sotto 0°C, congela con un aumento di volume del 9%, portando alla distruzione della matrice materiale. Le variazioni termiche diurne e stagionali, amplificando il fenomeno del gelo-disgelo, hanno sottoposto nel tempo i materiali a sollecitazioni ripetute che generano la rottura a fatica”.
Oltre ad alghe e cianobatteri, ma anche licheni e funghi, c’è anche la vegetazione: “Le vegetazioni, oggi presenti in pochi punti ma ben visibili in quantità e dimensione nella documentazione storica pregressa, rappresentano un significativo rischio meccanico in quanto le radici penetrano nelle fessure (alle volte anche assai ampie) e tra i leganti degli intonaci, creando fratture e fessurazioni progressive. Questa azione meccanica favorisce ulteriormente la permanenza delle acque meteoriche, esacerbando i cicli di gelo e disgelo e i fenomeni fessurativi. Infine le azioni di uccelli (guano), localizzate in diversi punti, costituiscono un pericolo poiché offrono un terreno di coltura idoneo per lo sviluppo di microrganismi che contribuiscono al degrado del materiale”. Le pietre presentano tra l’altro fenomeni di erosione, anche profonda, ma anche di esfoliazione, fratturazione e/o fessurazione. Esfoliazione: degradazione che si manifesta con distacco, spesso seguito da caduta, oltre a – tra le altre – scagliature e polverizzazione.
Per il Comune, in linea generale, sono bisognose di preconsolidamento (fondamentale per ristabilire temporaneamente le proprietà di compattezza delle porzioni di materiale degradato), di pulitura (mirando esclusivamente alla rimozione delle sostanze estranee patogene o causa di degrado, di consolidamento (ristabilire la continuità materica e l’equilibrio strutturale del materiale lapideo), di integrazione (necessaria, con il ripristino, per rimediare alle mancanze strutturali o estetiche, il ripristino in questi casi mira a restituire l’efficienza strutturale perduta) e di protezione (concepita per salvaguardare il materiale dall’aggressione degli agenti esterni – infiltrazioni d’acqua, agenti atmosferici, inquinanti).

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