La difesa dell’imputato e i legali della famiglia ‘battagliano’ sull’imputazione da contestare a Piero Fabbri, il muratore accusato della morte di Davide Piampiano. Nell’udienza preliminare di oggi, 8 aprile, riporta il Tg3 Umbria, le due parti hanno rappresentato le loro diverse posizioni: i legali della famiglia hanno chiesto la riformulazione dell’accusa in omicidio volontario, nella forma del dolo eventuale, mentre per la difesa l’omicidio è colposo “e lo stesso gip – ha fatto presente l’avvocato Luca Maori – quando ha scarcerato Fabbri ha ritenuto che ci fosse la colpa grave ma non il dolo”. Il legale ha proposto peraltro un patteggiamento a tre anni.
Sulla contestazione del reato il giudice deciderà il prossimo 17 giugno, anche basandosi sul video che registrò la reazione di Fabbri subito dopo la tragedia: “Siamo fiduciosi – ha detto Franco Matarangolo, uno dei legali dei familiari insieme a Giovanni Flora e Francesco Maresca – che le nostre ragioni siano accolte”. Dopo la chiusura delle indagini è emerso che nel gennaio del 2023 Fabbri ha sparato da 25 metri, ad altezza uomo in un bosco in cui era consapevole ci fossero altre persone, dove la visibilità era limitata da alberi e dal sole che stava tramontando. E per questo l’accusa è di omicidio colposo, aggravato dall’aver commesso il fatto nonostante la previsione dell’evento.
Un “alleggerimento” dell’accusa che già nel febbraio del 2023, a un mese dalla morte di Davide Piampiano, era passata da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo con “previsione dell’evento”. Come noto i legali di famiglia ritengono invece che ci siano diversi elementi che sarebbero incompatibili con la versione di Fabbri (e quindi con la determinazione del reato), che sostiene di aver sparato pensando Davide fosse un cinghiale. Tra questi il “dislivello roccioso verticale di circa due-tre metri” in cui un cinghiale non potrebbe mai passare; l’altezza al quale il colpo che ha provocato la morte di Davide Piampiano è stato sparato, non quella di un cinghiale; le tempistiche dello sparo che ha portato all’omicidio di Davide Piampiano, incompatibili con una reazione “di getto”. (Nella foto la zona del delitto)
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