Il 1° luglio, in Svizzera, la Fraternità sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro vescovi senza mandato pontificio, ignorando l’appello di Leone XIV. Il giorno dopo il Dicastero per la dottrina della fede ha dichiarato lo scisma della Fraternità e la scomunica dei presuli, estendendo le conseguenze anche ai fedeli. Ma ora una ‘costola’ italiana della Fraternità ha provato a entrare nella Basilica di San Francesco per pregare, e la loro durissima lettera ha portato al chiarimento nero su bianco della comunità francescana. Di seguito le due note.
“In occasione del suo pellegrinaggio annuale ad Assisi, domenica 6 settembre, la comunità italiana della Fraternità San Pio X si è recata alla Basilica di San Francesco per concludere il cammino con il canto del Credo. Con grande rammarico, sacerdoti e fedeli si sono visti negare l’accesso in Basilica, come conseguenza del “nuovo” status ecclesiale in seguito alle consacrazioni del 1° luglio: in quanto cioè “scismatici e scomunicati”. Sarebbe stato loro consentito di entrare a piccoli gruppi per una preghiera privata, e non in quanto comunità con preghiera pubblica. Il Superiore del Distretto italiano, don Gabriele D’Avino, ha allora rifiutato di accondiscendere a una simile concessione: ha tenuto l’esortazione conclusiva del pellegrinaggio proprio davanti alle porte della Basilica e lì, sul sagrato, è stato intonato il Credo in testimonianza pubblica di fede cattolica. «Il 27 ottobre 2026», ha ricordato don D’Avino, «i membri e i rappresentanti di tutti i falsi culti», dalle confessioni protestanti all’Islam, dall’ebraismo alle credenze orientali e animistiche, «pregheranno pubblicamente nelle chiese della città di Assisi», come già avvenuto, del resto, nel 1986 e proprio per celebrare il 40° anniversario di quella riunione ecumenica presieduta da Giovanni Paolo II. Ancora una volta c’è accoglienza per tutti, fino ai pagani più remoti del globo, ma non per quanti vogliono restare figli della Chiesa Cattolica Apostolica Romana senza compromessi”.
A seguito della dichiarazione del superiore del distretto italiano della Fraternità San Pio X, don Gabriele D’Avino, a proposito della mancata autorizzazione a recitare pubblicamente il Credo nella Basilica di san Francesco al termine del loro pellegrinaggio, vorrei anzitutto dire che davvero comprendo – anzi comprendiamo come comunità dei frati del Sacro Convento – il disappunto e la delusione per non aver potuto portare a termine il pellegrinaggio nel modo desiderato.
Allo stesso tempo, però, credo sia doveroso chiarire che nella Basilica di San Francesco nessuno può pregare pubblicamente in maniera autonoma, dal momento che in Basilica si svolgono già delle celebrazioni pubbliche a orari stabiliti. Inoltre la Basilica è un luogo di culto cattolico e per questo sono ammesse solo celebrazioni liturgiche e preghiere pubbliche da parte di fedeli appartenenti alla Chiesa cattolica in piena comunione con il Romano Pontefice.
In secondo luogo, in occasione del prossimo 40° anniversario dello Spirito di Assisi – il grande incontro di preghiera interreligioso per la pace promosso e guidato da papa Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986 qui ad Assisi – le chiese di Assisi (e in particolare la Basilica di san Francesco) non ospiteranno dei momenti di preghiera pubblici da parte di uomini e donne di fede non cristiana.
Sarà nostra gioia, infine, se nella Basilica di san Francesco – cantato dalla liturgia come “uomo tutto cattolico e apostolico” – e altrove potremo continuare a celebrare insieme dei momenti di preghiera ecumenica – cioè tra fedeli cristiani di diverse confessioni, compresi noi cattolici – per chiedere a Dio nostro Padre il dono della pace, dell’unità e della piena comunione ecclesiale.
A nome della comunità dei frati minori conventuali del Sacro Convento di San Francesco in Assisi
fra Giulio Cesareo, OFMConv
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