(FP) La giunta comunale di Assisi fa chiarezza sulle antenne nel territorio comunale, ricordando come gli interventi proposti “si inseriscono nel quadro del Piano ‘Italia 5G’, attuativo del PNRR che prevede entro il 2026, la realizzazione in Italia di nuovi siti radiomobili 5G rilegati in fibra ottica, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di una tecnologia all’avanguardia, anche nelle aree più svantaggiate e in digital divide”. A rispondere sono il sindaco Valter Stoppini e l’assessore Scilla Cavanna, tirata in ballo (pur senza fare nomi) nella nota di Forza Italia Assisi che ha presentato un istanza di accesso agli atti nel caso dell’installazione a Capodacqua.
Come già ricordato anche nel consiglio comunale in cui si era discusso dell’antenna di Palazzo su richiesta di Fratelli d’Italia, “La giurisprudenza ed il Codice delle comunicazioni elettroniche, statuiscono che le infrastrutture a servizio di reti pubbliche di comunicazione sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria ed hanno carattere di pubblica utilità”. Nel merito delle istanze la Giunta Comunale con Delibera n. 196 del 12/11/2025 ha autorizzata l’azienda alla presentazione delle istanze paesaggistiche, ambientali e di ogni altro titolo eventualmente necessario ai fini dell’installazione di una nuova stazione radio base presso il Cimitero di Palazzo di Assisi, su porzione di area di proprietà comunale (previa l’approvazione della proposta di concessione in Consiglio); nel caso della zona dell’ospedale, “la giunta ha dato atto che il terreno non è di proprietà comunale e pertanto non si è ravvisata la competenza del’Ente, demandata al’USL Umbria 1 in qualità di proprietario. Per tale sito – dicono sindaco e assessore – è stata inoltre disposta la conclusione negativa della conferenza di servizi, che, come la Soprintendenza e il servizio geologico della Regione, hanno sottolineato la presenza di una zona di frana”. Nel caso di Palazzo, l’approvazione della concessione della durata di 20 anni richiede un canone di 50.000 e di prevedere un pagamento anticipato ovvero all’atto della stipula.
Nel caso di Capodacqua, infine, l’antenna avrebbe dovuto essere installata presso la Pro loco, “ma il terreno – dicono Stoppini e Cavanna – non è stato ritenuto compatibile, in quanto l’area è adibita a sede Pro loco ed attività socio-culturali e richiede spazi di sosta, nonché di pertinenza del sito polivalente”, tra l’altro frequentata anche da bambini. Ora l’antenna è sorta su un terreno privato, e la giurisprudenza amministrativa (TAR e Consiglio di Stato) ha stabilito che i Comuni non possono vietare in modo assoluto e generalizzato l’installazione di antenne 5G. Se un privato accetta l’installazione (es. su tetto o terreno privato), il Comune non può bloccarla per motivi di salute o con divieti di zona, a meno che non vi siano palesi violazioni edilizie, paesaggistiche o del piano antenne e il Comune può orientare le installazioni attraverso un Piano Antenne, imponendo distanze da aree sensibili (scuole, ospedali) o negando l’autorizzazione se vi sono abusi edilizi o difformità paesaggistiche, ma non può opporsi al mero accordo tra privato e gestore. Tra l’altro il Consiglio di Stato ha sottolineato che “i Comuni possono disciplinare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti, ma non possono trasformare tale competenza in un divieto generalizzato di installazione, né possono invocare motivi di tutela della salute pubblica per bloccare il 5G, essendo questa una competenza riservata allo Stato e monitorata dagli organi tecnici ambientali”.
Foto di Dena Skulskaya | via Unsplash
© Riproduzione riservata













