A concludere una ricchissima Stagione Teatrale 2025/26, al Piccolo Teatro degli Instabili arriva il 9 aprile alle 21.15 uno spettacolo molto atteso e fresco di debutto: “Un dettaglio minore”, tratto dal romanzo di Adania Shibli, interpretato da Dalal Suleiman e diretto da Massimo Luconi. Con una narrazione tagliente, fatta di parole calibrate e sentimenti trattenuti, “Un dettaglio minore” va al cuore di un’esistenza segnata dall’annullamento e dalla privazione di sé, com’è la vita nella Palestina occupata, rivelandoci quanto sia ancora difficile riunire i frammenti di una storia rimasta troppo a lungo nascosta.
Durante l’estate del 1949, alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del Negev, uccidendo tutti tranne un’adolescente. La ragazza viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia. Molti anni dopo, ai giorni nostri, una donna prova a ripercorrere quell’omicidio. È colpita da quel delitto a tal punto da trasformarlo in un’ossessione, non solo a causa dell’efferatezza del crimine, ma perché è stato commesso esattamente venticinque anni prima, il giorno in cui è nata. Questa donna coraggiosa, che sfida la paura dei soldati, dei chekpoint, la paura di non poter andare da una zona a un’altra, come vivendo in una specie di transfer per lei ossessivo e inevitabile, si avventurerà sulle tracce di quell’episodio per scoprire la verità e ridare dignità a quella ragazza adolescente e senza colpe, e cercare di ricostruire e di riappropriarsi della storia di una terra, oramai dimenticata e sepolta sotto la sabbia e la burocrazia di tanti accordi politici disattesi.
Si sviluppano così due narrazioni che si sovrappongono e si intersecano: l’omicidio e lo stupro di una giovane donna palestinese avvenuto nel 1949 e la violenza sistematica in tutti questi anni, su una terra, spezzata, frammentata, colonizzata, che ogni palestinese vive sulla sua pelle dal momento in cui nasce fino alla morte. “Un dettaglio minore” è una narrazione, fatta di sentimenti estremi, ma trattenuti in cui traspare forte e chiara un’emozione e una tensione che ci avvince e che ci racconta qualcosa che conosciamo poco e forse anche male, ci fa scoprire che al mondo c’è chi non può andare dalla zona A alla C di una stessa città… Lo spettacolo, interpretato da Dalal Suleiman, attrice italo palestinese di grande forza e sensibilità narrativa, è anche il pretesto per raccontare il nostro presente, durante il quale si compie la tragedia di Gaza e del popolo palestinese.
“UN DETTAGLIO MINORE”
dal romanzo di Adania Shibli
edito da “La nave di Teseo”
traduzione Monica Ruocco
con:
Dalal Suleiman
regia e ideazione scenica di: Massimo Luconi
collaborazione scena: Johanna Tedde
musiche originali: Mirio Cosottini
Produzione:
Casa del Contemporaneo in collaborazione con il Festival di Radicondoli
Dalla rassegna stampa
“(…) In scena Dalal Suleiman sostiene da sola il peso della rappresentazione e lo fa con bravura in ogni passaggio. Il suo è un lavoro interpretativo che privilegia una dimensione controllata e introspettiva, evitando ogni eccesso melodrammatico. Non è affatto facile fare questo lavoro, trattenersi e non scoppiare quando è la parola che ti invita, ti trasporta a fare ciò, ma la Suleiman è perfetta e non perde mai la sua modalità interpretativa. La parola diventa così strumento di ricostruzione della memoria e, allo stesso tempo, gesto politico.
La regia di Luconi opta per una scenografia ridotta, fatta di oggetti scenici come panni vecchi, scarpe e lenzuoli che nel corso della storia diventeranno sudari. Misurate sono anche le luci e le musiche originali di Mirio Cosottini. Questa essenzialità scenica amplifica il valore simbolico della narrazione e restituisce al pubblico un’esperienza teatrale concentrata sull’ascolto e sulla riflessione.
“Un dettaglio minore”, più che raccontare un conflitto, mette in scena il processo della memoria: la necessità di ricordare, indagare e restituire voce a storie ‘marginali’.
Un invito per lo spettatore a confrontarsi con la complessità della storia e con la responsabilità del ricordo, che diventa di un’attualità spiazzante.
Come detto, il corpo inerme della donna, con le braccia sospese e gli occhi di ghiaccio rivolti verso la platea nella scena finale, resta scolpito nella testa, difficile dimenticarlo.”
Roberta D’Agostino – Sipario.it
“(…) Un ammasso di cenci è una comunità spinta altrove, i fari rossi e blu sanno di sabbia (e sangue) e cielo, un silenzio rende il vuoto che segue la distruzione dell’umano. Di nuovo il corpo dell’attrice: il respiro le gonfia e sgonfia la cassa toracica, il passo si placa, si piega per cogliere un bossolo invisibile. Il resto è tutto di spalle perché ci prenda in faccia: il tempo lento come ne Il miracolo segreto di Borges, la schiena che s’inarca all’incontrario, la fronte destinata sottoterra. Poi una lacrima dall’occhio sinistro. Scende e ne contiene due. Che il genocidio in corso moltiplica per settantamila almeno.”
Alessandro Toppi – Teatro e critica
(Gli spettacoli della stagione 2025-2026 del Piccolo Teatro degli Instabili sono uno degli sponsor inserzionisti del gruppo editoriale Assisi News)
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