Al Piccolo Teatro degli Instabili, sabato 22 marzo alle ore 19:30, all’interno della Stagione Teatrale 2024/25 “Gli strumenti umani”, andrà in scena in prima assoluta il nuovo spettacolo della Compagnia Occhisulmondo: “Alcesti – Eco d’amore” con Caterina Fiocchetti e Giulia Zeetti, e con Riccardo Schippa e Mattia Mariuccini (musica, composizione sonora live, immagini e video) per la regia e drammaturgia di Massimiliano Burini, adattamento drammaturgico di Matteo Svolacchia, traduzione di Pierpaolo Peroni.
La Compagnia Occhisulmondo, fondata nel 2005, è caratterizzata dal lavoro costante dei suoi componenti provenienti da esperienze formative e professionali diverse, maturate in realtà nazionali e internazionali. Il collettivo artistico è costituito da registi, performer, drammaturghi, dramaturg, scenografi, musicisti, marionettisti che per la gran parte collaborano in maniera continuativa con il Piccolo Teatro degli Instabili, in numerose attività, dai Laboratori agli spettacoli e tanti altri progetti. Quello messo in scena da Occhisulmondo è un Teatro che indaga il linguaggio del corpo e il significato del movimento nello spazio, attraverso lo studio delle azioni e dei processi emotivi. Il personale percorso di ricerca della Compagnia si orienta in modo trasversale su piani differenti: lo spazio, il corpo, la voce, la drammaturgia.
Quella di Alcesti è una storia di amore e sacrificio, di dolore, di voglia di vivere – e morire – per l’altro. Io esisto quando dico un “Tu” dice Capitini, solo quando c’è un altro noi esistiamo e forse ha senso vivere, e la morte non è altro che un percorso comune. Quella di Alcesti è come una melodia che si intreccia con le note di un violino, dove l’amore e il sacrificio risuonano in armonia. Ogni nota rappresenta un momento di vita e di morte, un bilanciamento delicato tra il desiderio di vivere per l’altro e la consapevolezza della propria mortalità. Così come nella musica, dove ogni suono è fondamentale per creare un’intera composizione, anche nella vita ogni scelta che facciamo ha il suo peso e il suo significato. In questo contesto, la semplicità diventa una forma d’arte, una separazione tra il suono, il testo e l’immagine, che si ricompongono nell’immaginario di chi ascolta.
Il suono diventa quindi un perfetto viatico per traghettare un immaginario e sentire il testo dentro di sé. Così il regista Massimiliano Burini presenta questo nuovo lavoro della Compagnia, aggiungendo: “Quando ho avuto tra le mani la traduzione di “Alcesti” dell’amico Pierpaolo Peroni, mi sono trovato davanti ad un interrogativo: perché un contemporaneo, un amico, un coetaneo sente l’esigenza di tradurre ancora un’opera così antica? La domanda è stata motore, spinta, verso una lettura non scolastica ma appassionata, la riscoperta di una storia, di una straordinaria prova di coraggio che ha sfidato il tempo e lo spazio e che continua ancora oggi ad esercitare il suo fascino. Così di riflesso ho avuto il desiderio di trovare un modo per riportarla tra i vivi, ma come? Il teatro è il luogo che ho scelto per scolpire il tempo della nostra vita, disegnarlo e magari immaginarlo, ma quest’opera frenava il mio istinto della rappresentazione a vantaggio di qualcosa che fosse più significativo, toccante, straniante e persistente: l’ascolto. Come mi ha ricordato Piergiorgio Giacchè citando Carmelo Bene, “…si nasce all’ascolto”. Ascolto come ‘causa prima’, in attesa di un ‘secondario effetto’ da regalare all’ascolto degli altri. L’Ascolto è per Bene una pratica di concentrazione e assorbimento: non è solo apertura verso l’altro che ci parla, ma ricerca di un accesso verso l’alto che tace. Sembra paradossale e illogico, ma la pratica dell’ascolto comincia per tutti dall’alto e sempre dal silenzio, ma solo un attore può star fuori dalla orizzontale comunicazione e star dietro – magari vanamente – a una verticale comunione, per la quale acquistano senso tutti i verbi “in negativo” che Bene predicava, come lo svanire, sparire, mancare, sottrarre.
“Ho quindi messo mano al lavoro di Pierpaolo Peroni e adattato questo testo secolare per due voci femminili, perché è il femminile il protagonista di questa storia magica, perché è il femminile che genera e che cresce e che si dà alla vita e quindi anche alla morte, è il femminile che sostiene e sorregge, che incoraggia e spinge verso l’alto, è il femminile che raggruppa, che raccoglie, che innalza ed eleva. Riportare il verso quindi ad una forma poetica, ad un suono, ad un ascolto che diventi catarsi, trance, diventi memoria e sogno, viaggio e ricordo. Ripartire da una formula magica: quel c’era una volta… che ci ha sempre portato altrove, in quell’altrove dove tutto diventa reale, familiare, terrorizzante e appagante, possibile. Un rito, un rituale antico e primitivo dell’uomo, che nel cerimoniale si riunisce per ascoltare, per ri-sentirsi, ri-assomigliarsi, nella parola cantata da una voce, da un corpo che vibra e suona simulando il sacro. Ascoltare ALCESTI eco di fondo, sta al posto e all’opposto di Vedere. Il Teatro come luogo del rito, l’ascolto come la chiave e poi la porta di una visione soggettiva che prende il posto della veduta oggettiva. Allora conviene ascoltare e basta, meglio se al buio, nella penombra e in silenzio, come si faceva una volta quando la sera si spegnevano tutte le luci per ascoltare una favola…”
Tutti gli Under 30, gli over 65 e i partecipanti ai Laboratori potranno accedere alla riduzione sul prezzo del biglietto degli spettacoli della Stagione 2024/25. Prossimo appuntamento: 12 aprile 2025 ore 21:15 Lino Musella “Stato d’assedio”.
PICCOLO TEATRO DEGLI INSTABILI – Via Metastasio 18, Assisi (PG)
Info e Prenotazioni:333 7853003 – 075 816623 – [email protected] – www.teatroinstabili.com
Biglietti online: liveticket.it/teatroinstabili
Foto di Paolo Chiabrando | via Unsplash
(La stagione 2024-2025 del Piccolo Teatro degli Instabili è uno degli sponsor inserzionisti del gruppo editoriale Assisi News)
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