Ci sono luoghi di Assisi che sembrano nati per essere fotografati. Le facciate delle chiese, gli scorci medievali, le pietre rosa, i campanili che raccontano secoli di storia. E poi c’è piazza San Rufino, dove riuscire a immortalare la splendida cattedrale senza che un’automobile finisca nell’inquadratura sembra essere diventato, da anni, un vero esercizio di pazienza.Il problema non è nuovo e, proprio per questo, oggi c’è chi chiede di fare chiarezza e, soprattutto, di tornare al rispetto delle regole. A sollevare pubblicamente la questione è don Alessandro, parroco della Cattedrale di San Rufino, che interviene su una situazione che, a suo giudizio, è diventata difficile da gestire.
Il punto di partenza è semplice: il piazzale non è un parcheggio pubblico, ma riservato solo a poche persone che svolgono ad esempio attività per la parrocchia. Eppure, secondo quanto riferito dal parroco, da tempo la situazione sarebbe ben diversa. “Siamo i primi a cui piacerebbe avere un piazzale più libero”. Le immagini raccontano una parte del problema forse meglio di molte parole: una delle catene utilizzate per impedire l’accesso ai veicoli non autorizzati, quella principale al centro del piazzale, è stata tagliata, apparentemente con delle tronchesi. Un gesto che, al di là delle eventuali responsabilità individuali, dà la misura di quanto sia diventato complicato far rispettare un divieto. (Continua dopo la foto)

E non sarebbe l’unico problema. Nel tempo, sempre secondo quanto riferito da don Alessandro, si sarebbe creata una sorta di circolazione informale delle chiavi: persone che le avrebbero ottenute o scambiate tra loro, consentendo l’ingresso anche a veicoli che non rientrerebbero tra quelli autorizzati. Il risultato sarebbe un utilizzo del piazzale come parcheggio a tutte le ore, anche da parte di chi non dovrebbe avere accesso all’area.
A rendere la situazione ancora più singolare ci sarebbe poi un altro episodio: quando un ostacolo fisico impedisce l’ingresso di un’automobile, anche quello può diventare un problema da risolvere. Nelle immagini si vede infatti una panchina che verrebbe ripetutamente spostata proprio per consentire il passaggio dei veicoli. Una scena che può strappare un sorriso, ma che in realtà racconta una difficoltà concreta: quella di governare uno spazio che dovrebbe avere regole precise e che, invece, rischia di essere utilizzato in maniera sempre più disinvolta. (Continua dopo la foto)

A rendere ancora più chiara la situazione sono i cartelli presenti nell’area. La segnaletica indica infatti il divieto di sosta 24 ore su 24, con specifiche eccezioni, tra cui le celebrazioni liturgiche e le riunioni pastorali e culturali della parrocchia e del museo. Un cartello posizionato a lato, forse non troppo visibile, ma esistente. Insomma, almeno sulla carta, non sembrerebbe esserci molto spazio per interpretazioni. Il problema sarebbe proprio ciò che accade nella pratica: accessi, soste e parcheggi che si moltiplicherebbero ben oltre il numero delle automobili effettivamente autorizzate.
C’è poi un ulteriore aspetto, particolarmente delicato. Secondo quanto riferito, ci sarebbero anche alcuni albergatori che indirizzerebbero i propri clienti verso il piazzale, nel tentativo di evitare loro la ricerca di altri parcheggi. Si tratta naturalmente di una circostanza che, qualora confermata, dovrebbe essere verificata caso per caso. Un’area riservata non può trasformarsi in una soluzione di comodo per chi deve semplicemente lasciare l’auto.
Perché la questione non riguarda soltanto il rispetto delle regole. C’è anche un tema di immagine e di decoro che coinvolge direttamente uno dei luoghi simbolo di Assisi. La Cattedrale di San Rufino, con la sua straordinaria facciata romanica, viene fotografata ogni giorno da migliaia di visitatori. O almeno, ci provano. Basta osservare le immagini della piazza per rendersi conto di quanto la presenza delle automobili possa cambiare completamente la percezione dello spazio.
Le facciate delle chiese di Assisi sono praticamente tutte “instagrammabili”. Quella di San Rufino, invece, rischia di diventare “parcheggiabile”. È una battuta, naturalmente, ma rende bene il paradosso: si arriva in una delle città più fotografate al mondo per ammirarne il patrimonio, l’architettura e la storia e ci si ritrova spesso a dover includere nell’inquadratura automobili – le più non consentite – parcheggiate proprio davanti alla cattedrale.
Un problematica, che come più volte descritto, non riguarda esclusivamente il piazzale di San Rufino. A questa situazione si aggiungono infatti le soste selvagge nella zona esterna, che continuano senza soluzione di continuità e senza un controllo sufficiente: da una parte un’area che dovrebbe essere accessibile soltanto a determinate categorie; dall’altra un contesto esterno nel quale la sosta irregolare continua a rappresentare una presenza quotidiana.
Ed è proprio questo il senso dell’intervento di don Alessandro: non una guerra alle automobili, ma una richiesta di rispetto delle regole.Chi lavora per la parrocchia deve poter accedere. Chi svolge servizi necessari deve poterlo fare. I sacerdoti e le persone autorizzate devono poter utilizzare gli spazi previsti. Ma se un’area è riservata, non può diventare contemporaneamente il parcheggio di chiunque conosca qualcuno, disponga di una chiave o venga semplicemente indirizzato lì.E soprattutto, non dovrebbe diventare normale trovare catene tagliate, lucchetti aggiunti, panchine spostate e automobili parcheggiate oltre quanto consentito.
San Rufino meriterebbe, forse, una fotografia diversa: quella di una piazza nella quale la splendida facciata della cattedrale possa tornare a essere davvero protagonista.Per una volta, senza automobili in primo piano.

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