Assisi News riceve e pubblica una lettera da un gruppo di clienti sul locale che ha esposto il cartello contro gli israeliani finito alla ribalta delle cronache umbre e non solo.
È certamente necessario contrastare con fermezza ogni autentica manifestazione di antisemitismo. Proprio per la gravità e la persistenza di questo fenomeno, tuttavia, il termine “antisemitismo” non dovrebbe essere impiegato strumentalmente per delegittimare qualsiasi critica rivolta al governo israeliano o per colpire chi esprime posizioni politiche differenti. L’articolo relativo al cartello apparso in un locale di Bastia Umbra, rimbalzato su molte testate giornalistiche, titola esclusivamente come episodio di intolleranza antisemita. Questa interpretazione, però, rischia di sovrapporre piani che dovrebbero rimanere distinti: da una parte l’ostilità verso gli ebrei in quanto tali, dall’altra la protesta contro le decisioni politiche e militari dello Stato di Israele.
La critica alle azioni del governo israeliano, anche quando è molto dura, non equivale di per sé ad antisemitismo. Contestare la condotta di un governo non significa attaccare un popolo, una religione o un’identità. Trasformare automaticamente ogni manifestazione di dissenso nei confronti di Israele in una forma di odio antiebraico rischia di impedire qualsiasi discussione sulle responsabilità politiche e sulle contestazioni riguardanti la legalità, la proporzionalità e le conseguenze umanitarie delle operazioni militari israeliane. Il presidente di Osservatorio Israele afferma correttamente che non essere d’accordo con le politiche del governo israeliano è una posizione legittima. È proprio da questa distinzione che dovrebbe partire una riflessione più approfondita, senza attribuire automaticamente un’intenzione antisemita a qualsiasi forma di protesta collegata alle azioni di quello Stato.
La formulazione del cartello, rivolgendosi genericamente agli “israeliani”, finisce certamente per coinvolgere in maniera indistinta persone con opinioni e responsabilità molto diverse. Tra i cittadini israeliani vi sono anche coloro che non sostengono il governo, ne contestano le decisioni e sono scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso. Proprio l’esistenza di questo dissenso interno dimostra quanto sia sbagliato identificare automaticamente tutti i cittadini israeliani con le decisioni dell’esecutivo. Una protesta politicamente più precisa avrebbe dovuto quindi individuare come oggetto l’attuale governo israeliano e le sue azioni, evitando di identificare un’intera popolazione con chi la governa. C’è da dire che, mentre si evince una totale noncuranza del diritto internazionale e dei diritti umani, l’Osservatorio è piuttosto meticoloso per questioni di ben altro spessore come questa. Noi cittadini comuni, inorriditi da tutti i crimini perpetrati dal suddetto stato, ci sentiamo del tutto inermi e, nel nostro piccolo, cerchiamo di rimarcare la nostra solidarietà al popolo palestinese. Manifestazioni, scioperi e marce della pace non hanno di certo ottenuto alcun risultato e questa frustrazione porta ad intraprendere iniziative personali, a volte provocatorie.
Proprio per questo non possiamo dimenticare il contesto politico nel quale il messaggio è maturato. Né dovrebbe diventare il pretesto per ricondurre automaticamente ogni contestazione dello Stato di Israele all’antisemitismo. Anche la posizione espressa dall’amministrazione comunale di Bastia Umbra appare incompleta. Il sindaco ha giustamente richiamato i valori dell’accoglienza, del rispetto e della convivenza civile, ma dalla giunta sarebbe lecito attendersi una riflessione politica più articolata: non soltanto una condanna generale di ogni discriminazione, ma anche un riconoscimento della gravità delle conseguenze umanitarie e delle contestazioni relative alla proporzionalità e alla legittimità delle azioni del governo israeliano. Difendere la dignità di ogni persona non può significare tacere sulle responsabilità di un governo. Allo stesso modo, denunciare quelle responsabilità non deve trasformarsi in un giudizio indiscriminato su un’intera popolazione. Mantenere distinti questi due principi è indispensabile sia per contrastare realmente l’antisemitismo sia per tutelare la libertà di critica politica. Se ogni contestazione delle politiche israeliane viene ricondotta automaticamente all’odio antiebraico, il rischio è duplice: si limita il confronto democratico e, nello stesso tempo, si indebolisce il significato stesso della parola “antisemitismo”, che dovrebbe rimanere riservata a fenomeni reali di odio, discriminazione e persecuzione, ai quali nessuno auspica!
Noi, clienti del suddetto locale, vogliamo inoltre testimoniare quanto sia un posto accogliente verso tutti, inclusivo e rispettoso verso ogni genere ed etnia. Mai nella storia di questo locale è stato vietato l’accesso a qualcuno o è stato negato un servizio (se non per ovvi motivi di sicurezza). Ora che è stato rimosso il cartello, non neghiamo il timore di pesanti ritorsioni dell’Osservatorio israeliano, il cui potere sembra essere particolarmente ramificato in Italia. Ce la farà a resistere il nostro caro e fresco giardino bastiolo sotto la pressione di questa gogna mediatica? Noi speriamo vivamente di sì.
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