Dallo scorso novembre il piazzale della Rocca Maggiore di Assisi, da sempre punto di arrivo della Marcia PerugiAssisi, è stato intitolato “Piazzale della Pace”; sparita la vecchia denominazione di “Piazzale delle Libertà Comunali”, la Giunta comunale ha recentemente deciso di modificarne la denominazione per dedicarlo alla pace, come “omaggio alla storica Marcia e segno di speranza, in considerazione degli attuali perduranti e preoccupanti scenari di guerra, in diverse zone del mondo e delle disastrose conseguenze sulle popolazioni inermi”. Peccato però che quel nome avesse un significato storico e ricordasse di quando nel 1198 il Comune di Assisi ottenne lo stato di libero Comune dopo la cacciata di Corrado di Urslingen che viveva proprio alla Rocca Maggiore; e che al momento non ci sia, nella nuova targa, quantomeno un “ricordo” della vecchia denominazione.
A mobilitarsi era stata Fratelli d’Italia che dopo sette mesi di domande senza risposte “passa alle maniere forti: il Gruppo Consiliare ha inviato una diffida formale e messa in mora per il mancato riscontro a un’istanza di accesso agli atti protocollata in data 11.11.2025. Al centro della contesa c’è il cambio di denominazione che – ricordano i consiglieri Serena Morosi e Daniele Martellini – deve seguire un iter procedurale rigoroso stabilito dalla Legge e dal Regolamento comunale. Ad oggi tale iter appare avvolto nel mistero. Dallo scorso novembre chiediamo di visionare i documenti che giustificano questo cambio di nome del piazzale della Rocca – ricordano i consiglieri – ma ci siamo scontrati con un muro di gomma. Nonostante una richiesta formale, solleciti via PEC e interlocuzioni verbali, ad oggi non ci è stato fornito alcun documento. Non si tratta solamente di ritardo burocratico, bensì di grave lesione del diritto di controllo che la legge attribuisce ai Consiglieri Comunali”.
Il Gruppo consiliare Fratelli d’Italia Assisi sospetta che il procedimento possa aver saltato passaggi fondamentali. Per cambiare un toponimo, infatti, la legge (L. 1188/1927) e il Regolamento comunale prevedono:
1. Il parere obbligatorio della Commissione comunale per la toponomastica; 2. Una relazione motivata sulle ragioni storico-culturali del cambio;
3. Il parere della Deputazione di Storia Patria;
4. L’autorizzazione del Prefetto.
“Esistono questi atti? La Commissione si è mai riunita? Il Prefetto ha dato il via libera?” chiedono i Consiglieri. “Se tutto è stato fatto correttamente, non si comprende il motivo di questo silenzio ostinato. Se invece sono stati saltati dei passaggi, ci troviamo di fronte a un atto illegittimo”. “Stanchi dell’attesa”, i consiglieri eiri – 23 giugno 2023, ndr – hanno trasmesso una diffida formale al Sindaco e al Segretario Generale. L’Amministrazione ha ora 30 giorni per consegnare i documenti, pena il ricorso alle autorità competenti. “Non tollereremo oltre questa inerzia” – conclude Serena Morosi. “La trasparenza e il rispetto delle prerogative del Consiglio Comunale sono le basi della democrazia locale. Se l’Amministrazione non risponderà, saremo pronti ad interessare S.E. il Prefetto di Perugia per sbloccare una situazione che offende il ruolo di chi rappresenta i Cittadini”.
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