Il consigliere comunale Francesco Fasulo respinge le accuse contenute nel comunicato diffuso dall’amministrazione comunale di Assisi sul mancato sopralluogo al cantiere della struttura polivalente dello stadio Migaghelli e sostiene che la ricostruzione fornita dal Comune non corrisponda ai documenti disponibili. “Il 21 luglio avete chiuso le porte in faccia a un eletto dal popolo”, il j’accuse.
Secondo il consigliere di Forza Italia Assisi, gli atti amministrativi relativi alla vicenda – la richiesta di accesso del 6 luglio, la nota del Segretario Generale dell’8 luglio e la risposta del dirigente del 13 luglio – dimostrerebbero che il sopralluogo era stato fissato per il 21 luglio alle ore 17.30, ma senza alcuna indicazione del luogo dell’appuntamento. «Nella comunicazione ufficiale – afferma il consigliere – non compare alcun riferimento all’ingresso di viale Maratona o ad altri punti di ritrovo. Se il Comune sostiene che il luogo fosse stato concordato via mail, deve esibire quella corrispondenza».
Fasulo contesta anche l’orario indicato dall’amministrazione. Nel comunicato comunale si parla della presenza del dirigente e del direttore dei lavori già dalle 17.00, mentre il consigliere cita un messaggio ricevuto dal direttore dei lavori alle 20.55 del 21 luglio, nel quale viene indicato l’arrivo in cantiere alle 17.20 e quello del dirigente alle 17.25. Un altro elemento sollevato riguarda la durata della presenza del direttore dei lavori. Sempre secondo il messaggio citato dall’esponente di Fora Italia Assisi, il professionista – che avrebbe dovuto inizialmente partire per la montagna essendo in ferie – sarebbe rimasto in cantiere fino alle 17.45. Il consigliere sostiene invece di aver atteso allo stadio dalle 17.30 alle 19.00 senza essere contattato da nessuno.
«Se il sopralluogo al cantiere della struttura polivalente dello stadio Migaghelli era stato realmente coordinato – afferma – non si comprende perché nessuno mi abbia chiamato o raggiunto, considerando che mi trovavo nella stessa area». Il consigliere critica inoltre il fatto che l’unico contatto ricevuto sia arrivato tramite Messenger e non attraverso canali istituzionali come una telefonata ufficiale, una mail o una comunicazione protocollata. Il consigliere respinge infine l’accusa di “strumentalizzazione politica” rivolta dall’Amministrazione, sostenendo che il proprio operato rientri nelle prerogative di controllo riconosciute ai consiglieri comunali dalla normativa. «Il sopralluogo non si è svolto – conclude – e questo rappresenta un mancato esercizio del diritto di accesso del consigliere. La questione non è politica, ma riguarda trasparenza e corretto funzionamento dell’azione amministrativa».
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