Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia Assisi interviene sulla questione degli avvisi TARI 2026, partendo innanzitutto da una sollecitazione necessaria. “Rivolgiamo un appello fermo e deciso ad AURI (Autorità Umbra Rifiuti e Idrico) affinché si proceda nel minor tempo possibile alla validazione dei Piani Economico Finanziari (PEF) 2026-2027: è fondamentale che gli Enti sovraordinati garantiscano ai Comuni la possibilità di operare con quadri tariffari definitivi; la rapidità burocratica è il primo tassello per permettere alle Amministrazioni locali di programmare con certezza e ai Cittadini di avere una visione chiara delle scadenze.”, dicono i consiglieri Serena Morosi e Daniele Martellini.
In questo contesto di attesa tecnica, inoltre, per Fratelli d’Italia “è necessario fare massima chiarezza sulle modalità di pagamento della Tari 2026 in arrivo nelle case dei Cittadini, tenendo conto anche delle recenti novità legislative”. Per il Comune infatti si sarebbe dovuto pagare un acconto del 60% fra giugno e settembre, con saldo a conguaglio entro fine anno; il che non significa però che il conguaglio sarà del 40%, visto che al momento l’acconto è calcolato sul 70% circa della tariffa dell’anno scorso – come anche poi spiegava la nota del Comune. “La Legge di bilancio 2026 (n. 199 del 30 dicembre 2025) – ricorda Fratelli d’Italia – ha differito dal 30 aprile al 31 luglio il termine ultimo per l’approvazione delle tariffe TARI, una proroga che ha inevitabilmente allungato i tempi per i passaggi di validazione dei PEF. Nonostante questo slittamento dei termini, la scelta di suddividere la TARI in tre rate (due in acconto basate sulle tariffe precedenti e un saldo a dicembre) non è una decisione discrezionale o arbitraria, ma nasce dal doveroso rispetto di due pilastri normativi:
1. Impossibilità tecnica e nuovi termini di legge: finché AURI non valida i costi del servizio (PEF) e considerando che il termine per le tariffe è stato posticipato al 31 luglio dalla nuova Legge di Bilancio, il Comune non ha oggi il potere legale di approvare tariffe definitive (emettere oggi un acconto è l’unico modo per non bloccare il servizio);
2. Rispetto di ARERA: nonostante la proroga di luglio per l’approvazione delle tariffe, l’Autorità nazionale (ARERA) impone comunque l’invio degli avvisi entro il 30 giugno.
“Questo – dicono da FdI – è un atto di tutela verso le fasce più deboli: rispettare questa data permette infatti l’applicazione immediata del nuovo “Bonus sociale rifiuti”, garantendo uno sconto vitale alle famiglie economicamente più fragili del nostro territorio. Come Fratelli d’Italia riteniamo che in momenti di transizione normativa come questo, la priorità assoluta sia fornire ai Cittadini informazioni precise, tecniche e trasparenti, evitando che tecnicismi complessi vengano percepiti come inefficienze. Abbiamo il dovere di spiegare che queste procedure servono a garantire la continuità dei servizi essenziali e, soprattutto, a non far perdere alle famiglie bisognose i benefici sociali previsti dal governo nazionale. Oggi l’obiettivo primario è dunque ottenere da AURI risposte rapide, affinché si possa chiudere l’iter burocratico ben prima della scadenza definitiva di luglio”.
Critica anche Forza Italia: “La domanda che ogni cittadino si sta facendo, e che io pongo formalmente al Sindaco Stoppini e alla sua Giunta, è se il differimento del termine per l’approvazione del PEF al 31 luglio serve davvero solo a gestire un problema di calendario, oppure serve ad approvare entro fine luglio — quando tutti sono sotto l’ombrellone — un bell’aumento delle aliquote TARI 2026? E allora il conguaglio finale, quello che arriverà in autunno, non sarà un semplice aggiustamento tecnico: sarà il momento in cui i cittadini scopriranno quanto è aumentata davvero la tassa sui rifiuti”. Per il consigliere Francesco Fasulo, “La scelta di frazionare la riscossione in acconto e conguaglio, peraltro, è consentita solo quando le tariffe definitive vengono approvate oltre il termine di bilancio. Il combinato disposto dell’art. 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dell’art. 1, comma 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, impone infatti che le tariffe TARI siano deliberate entro il termine di approvazione del bilancio di previsione. Oltre quel termine, le tariffe vecchie restano in vigore e le nuove non possono trovare applicazione retroattiva nell’anno in corso. E allora la scelta di procedere con un meccanismo di acconto e conguaglio — che presuppone proprio l’approvazione di nuove tariffe in corso d’anno — è un indizio preciso che le aliquote stanno per essere ritoccate. Al rialzo, naturalmente. Prepariamoci alla stangata», prosegue Fasulo. «I cittadini pagheranno due rate sulla base delle vecchie tariffe, prenderanno fiato, e poi in autunno riceveranno il conguaglio con gli aumenti. È il metodo classico: si spalma il dolore per renderlo meno visibile. Ma il conto arriva, eccome se arriva”.
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