(Stefano Berti) Per dirla in gergo dialettale di queste parti: “C’è chi casca e chi ‘n s’addrizza”. Ad Assisi la politica locale ha raggiunto una forma evoluta di pluralismo: non quello delle idee, ma quello della frammentazione. Soprattutto in minoranza, dove l’unità non è un obiettivo politico ma una variabile indipendente. Ognuno procede per conto proprio, ognuno scrive, interpreta, comunica e si posiziona come se il gruppo fosse un’ipotesi teorica più che una realtà amministrativa.
Il risultato è un fenomeno ormai stabile: una minoranza plurale, sì, ma nel senso più letterale possibile. Non una voce diversa dalla maggioranza, ma molte voci diverse tra loro. Talmente tante che, a tratti, sembra mancare perfino il soggetto della frase politica.
Il dato politico più curioso è che la minoranza ha scelto di comunicare eccome. Forse anche troppo. Il problema è che lo fa come una costellazione senza disegno: ciascuno per conto proprio, con posizioni che si sovrappongono, si contraddicono, si ignorano. Una comunicazione iperattiva ma non coordinata, dove la sintesi sembra sempre rimandata a una riunione successiva che puntualmente non arriva.
Il dibattito si concentra spesso sul consigliere Fasulo, diventato nel tempo una sorta di protagonista involontario della scena pubblica. Più che un attore politico, una presenza costante: citato, contestato, difeso a intermittenza, smentito e poi richiamato. Su di lui nascono addirittura associazioni contrarie che – mescolate alla pubblicità giornaliera diffusa soprattuto sui social – e ai suoi personali (in media) quattro/cinque fra comunicati stampa e post social a settimana – ne hanno fatto ormai un argomento costante.
In termini di comunicazione politica, un caso quasi didattico: perché quando un nome occupa tutto lo spazio del dibattito, non è detto che sia lui a cercarlo. A volte è il dibattito a non avere altro da dire. E così il paradosso è servito: mentre si discute incessantemente di Fasulo, si finisce per amplificarne la centralità. Un risultato che nessun ufficio stampa potrebbe ottenere con tanta efficienza quanto la somma delle polemiche altrui.
Eppure, nelle ultime settimane, proprio all’interno della minoranza non sono mancati stracci volati, rimproveri e prese di distanza reciproche, oltre a dissapori che potrebbero preludere addirittura alcuni nuovi ‘posizionamenti’ futuri. Il tutto ancora una volta con il consigliere Fasulo al centro delle tensioni – degli altri. Segno che lo stesso consigliere continua a rappresentare un punto di attrazione del dibattito politico locale, nel bene e nel male, anche quando le discussioni finiscono per riguardare più lui che i temi sul tavolo.
Sul piano della maggioranza, il quadro è quasi speculare ma – come già detto in passato – con un’assenza ancora più evidente: la comunicazione. Se la minoranza parla troppo e in modo disordinato, la maggioranza sembra aver scelto la linea opposta: comunicare pochissimo (tranne se interpellata). Un silenzio quasi strategico, o forse semplicemente strutturale, che lascia spesso il campo del racconto politico più alle interpretazioni esterne che alle dichiarazioni ufficiali.
A un anno dalle elezioni ad Assisi, questa scelta – o non-scelta – produce un effetto particolare: mentre altri riempiono lo spazio con posizioni frammentate, qui lo spazio resta vuoto o quasi. E nel vuoto, si sa, la politica non scompare: si amplifica per assenza. Quando la maggioranza non comunica, però, il vuoto tende a essere occupato da altri. Nascono così gruppi, pagine e iniziative che finiscono per svolgere indirettamente una funzione di sostegno o di racconto dell’azione amministrativa, contribuendo a colmare uno spazio che normalmente dovrebbe essere presidiato dalla comunicazione politica ufficiale.
Il risultato complessivo è quindi singolare: una minoranza che si moltiplica in direzioni diverse e spesso non comunicanti, una maggioranza che comunica pochissimo e lascia che il silenzio diventi parte della narrazione, e un dibattito pubblico che si autoalimenta tra eccesso e mancanza.
Nel frattempo qualcosa sembra comunque muoversi. La nascita di nuovi gruppi e partiti, liste e pagine social testimonia il tentativo di riaccendere un confronto politico che da tempo appare assopito. C’è chi prova a costruire nuovi spazi di partecipazione, chi cerca di intercettare il malcontento e chi semplicemente tenta di scuotere un torpore che, a tratti, sembra avvolgere l’intera città. E c’è chi – addirittura – già annuncia via social una propria presenza per assistere al prossimo Consiglio Comunale (che si prevede pertanto infuocato, non solo a causa dalle temperature estive del periodo).
Alla fine, la politica ad Assisi sembra essersi specializzata in una disciplina particolare: o parlare tutti insieme senza ascoltarsi, o non parlare affatto. In mezzo, il cittadino osserva, e prova a capire quale delle due versioni sia più difficile da interpretare. Nel frattempo, mentre il teatrino della politica continua ad andare in scena tra divisioni, silenzi e polemiche ricorrenti, Assisi aspetta. E, come spesso accade quando il confronto si concentra più sui protagonisti che sui problemi, è la città a rimetterci.
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