“Alla Porziuncola, prima di mettere piede ad Assisi, dissi scherzando a Maria che sarei venuto solo se fosse stata lei a far da vescovo e io a farle da segretario. Lei ha fatto davvero bene, io certo non altrettanto. Rimetto tutto nelle sue mani. La prego che renda felice il vescovo Felice e con lui tutti voi, che ringrazio per ciò che siete stati e resterete per me. Mi mancherete? Certo. Ma vi porterò tutti nella mia preghiera e nel mio cuore. Per il resto, mentre la mia vita ricomincia, e spero anche la vostra, in modo nuovo e con rinnovato entusiasmo, può far bene, a me e a voi, riascoltare, come un monito e un programma, le parole pronunciate proprio in questo luogo da Francesco, mentre si congedava dai suoi frati al tramonto della vita: ‘Io ho fatto la mia parte; la vostra Cristo ve la insegni’”. Si è chiusa così l’omelia dell’amministratore apostolico delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino, nella messa di ringraziamento celebrata il 19 marzo pomeriggio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli alla presenza di tante autorità civili, militari e religiose, ma anche di tanti cittadini da tutti i comuni e le frazioni delle due Diocesi. Dopo la messa, ai tanti partecipanti, è stata consegnata l’edizione speciale di Chiesa Insieme, il mensile della diocesi, dedicata interamente a questo ventennio e corredata da un’ampia raccolta fotografica e da due scritti di monsignor Sorrentino che delinea il suo lungo episcopato. Sulla copertina la foto dello stesso con le mani aperte che sembra abbracciare tutti, compreso il suo successore, monsignor Felice Accrocca, che lo guarda sorridente di lato. Il vescovo ha anche rilasciato un’intervista al sito della diocesi di Assisi – dove si trova anche, così come sui social, lo speciale videogiornale diocesano che ripercorre i venti anni di episcopato – e alla Gazzetta di Foligno.
“Venticinque anni fa, ordinandomi, San Giovanni Paolo II consegnò a me e ad altri otto confratelli vescovi l’immagine di San Giuseppe come modello episcopale. San Giuseppe viene indicato come ‘servo saggio e fedele posto a capo della santa Famiglia, per custodire, come padre il Figlio Dio’. ‘Padri’ e ‘custodi’ sono i Pastori nella Chiesa, chiamati a comportarsi come ‘servi’ saggi e fedeli. A loro è affidata la quotidiana cura del popolo cristiano che, grazie al loro aiuto, può avanzare con sicurezza sul cammino della perfezione cristiana”, ha detto ancora Sorrentino, che ha ripercorso anche il suo cammino episcopale. “A Pompei ebbi due anni intensissimi. Tra le cose più belle, l’anno del Rosario. Il trasferimento a Roma come segretario al Dicastero del Culto divino mi mise ancor più a servizio della preghiera universale del popolo di Dio. Con l’elezione di Benedetto XVI si spalancarono per me le porte di questa Città benedetta. Un ventennio perfettamente coincidente con l’arco di anni in cui Francesco si santificò. Iniziò con l’VIII centenario della sua conversione e spogliazione, per finire oggi con l’VIII centenario della sua morte e l’ostensione dei suoi resti mortali. Un crescendo di bellezze spirituali a cui vanno uniti i tesori spirituali di Nocera e Gualdo – come dimenticare, in compagnia col patrono san Rufino, i compatroni San Rinaldo e beato Angelo? Ed infine quelli della Chiesa di Foligno, quanta ricchezza di storia, di spiritualità e di teologia in San Feliciano e Sant’Angela, per non dire che i maggiori”, ha detto ancora Sorrentino.
“Non sarà più il servizio della guida, che tra qualche giorno trasmetterò al caro fratello Felice, ma il servizio della preghiera, della predicazione, della testimonianza, servizio forse non meno prezioso ed efficace, proprio perché più silenzioso, come quello di Giuseppe. Che bello poi salutarvi nel contesto di questo mese speciale e di questo luogo speciale, guardando, da un lato, all’urna delle ossa di Francesco, estrema nudità, che sta attraendo folle incredibili e queste povere mura della Porziuncola, in cui Francesco stabilì la sua casa e in cui volle morire ‘nudo sulla terra nuda’”, sempre le parole di Sorrentino, che ha ricordato anche la valorizzazione del Vescovado, legata a Francesco: “Il Santuario della Spogliazione è opera sua, non mia. Lì, nuova grazia, precipitata a scrosci come un sigillo celeste, l’approdo di san Carlo, venuto ad Assisi in vita per affinare sulle orme di Francesco e Chiara il suo cammino di santità, e che ora, con la sua santità riconosciuta, sta incantando il mondo, nuova luce che si è accesa nel paesaggio assisano, senza oscurarne o spegnerne nessun’altra”.
Prima del saluto ufficiale alla diocesi ha scelto di tornare lì dove il suo ministero ha trovato una delle espressioni più concrete: nell’ultimo giorno del suo mandato il vescovo Domenico Sorrentino ha voluto incontrare i ragazzi del Serafico – i ‘suoi’ ragazzi – fermandosi con loro in un passaggio tutt’altro che simbolico e che racconta la direzione di tutto il suo episcopato. Non un congedo formale, dunque, ma un gesto coerente con uno stile che in questi anni ha privilegiato la prossimità e la centralità dei più fragili. È proprio da loro che Sorrentino ha scelto di ripartire per il suo ultimo giorno da vescovo, tornando in un luogo che è diventato nel tempo uno dei riferimenti più significativi del suo percorso pastorale.
Ad accoglierlo la presidente Francesca Di Maolo, che raccontando il senso di questo legame lo ha salutato “come vescovo, ma non come padre: perché la paternità che abbiamo ricevuto non si interrompe. Un padre non si perde e non si lascia: rimane nella vita delle persone e rimane nei nostri ragazzi”.
Quello tra Sorrentino e il Serafico, infatti, è un rapporto costruito negli anni attraverso una presenza costante e concreta: dalle telefonate quotidiane nei giorni più difficili della pandemia, quando la struttura era isolata dal resto del mondo, alla partecipazione ai piccoli e grandi traguardi dei ragazzi, fino alle scelte che hanno contribuito a dare centralità alla realtà assisana. Tra queste: l’aver accompagnato Papa Francesco al Serafico nella sua prima visita ad Assisi, contribuendo a lanciare un messaggio capace di superare i confini locali; così come la scelta di porre il Serafico al centro di Economy of Francesco e di ospitarvi la Scuola socio-politica Giuseppe Toniolo “non semplicemente come sede, ma con il progetto preciso per dire che la politica, quando è vera, deve saper tessere una società giusta a partire dai più fragili”, come ha ricordato anche Di Maolo nel corso del suo discorso.
Nel tempo, dunque, anche attraverso questa vicinanza il Serafico ha rafforzato la propria identità non soltanto come luogo di cura, ma come spazio in cui la fragilità è diventata criterio per leggere la realtà e orientare scelte. Una crescita che non riguarda solo i servizi, ma soprattutto la consapevolezza di un ruolo sempre più centrale anche all’interno della comunità. In questo percorso la presenza di Sorrentino è stata discreta ma continua, ed è per questo che quello al Serafico non è stato soltanto un saluto formale, ma il segno di un percorso destinato a proseguire oltre il suo mandato, con la certezza che certi legami non si chiudono con un incarico, ma restano: proprio come fanno i padri.
In occasione del 25° anniversario di ordinazione episcopale di monsignor Domenico Sorrentino, Amministratore apostolico delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, e in vista della celebrazione eucaristica di saluto e congedo del presule nella Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, che si terrà oggi alle 18, fra Marco Moroni, OFMConv, Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi, ha dichiarato: «La nota distintiva di mons. Domenico Sorrentino, nei vent’anni di servizio alla Diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, è stata quella del richiamo costante e puntuale a Gesù e al Vangelo. Le varie iniziative pastorali hanno trovato in questo nucleo fondante le loro motivazioni e il loro riferimento. Grazie quindi a monsignor Domenico per averci sempre e nuovamente riportati all’essenziale della fede, da cui devono scaturire ogni decisione e ogni scelta individuale e comunitaria».
“È stato custode attento e fedele della nostra Assisi, gli siamo grati per aver camminato accanto a noi e per averci aiutati a non dare mai per scontato il dono di vivere in una terra che parla al mondo“. Così il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, nel suo saluto a monsignor Domenico Sorrentino, per vent‘anni vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e in procinto di lasciare l’incarico per raggiunti limiti di età.
Intervenendo oggi pomeriggio a margine della cerimonia di congedo del presule, che si è svolta nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, il primo cittadino ha ricordato “la sua grande disponibilità a collaborare con le istituzioni per il bene di tutti”.
“Come sindaco – ha sottolineato Stoppini – ho potuto constatare la sua vicinanza alla città nei momenti più gioiosi, ma anche in quelli più difficili. A nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità assisana, esprimo a monsignor Sorrentino profonda gratitudine, augurandogli buon cammino e un futuro di serenità, nella certezza che Assisi gli resterà sempre vicina”.
Foto: Mauro Berti ©️BN COM
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