(Flavia Pagliochini) “Che un papa prendesse il nome di Francesco poteva far paura, avrebbe dovuto poi essere coerente: ma Papa Francesco ha fatto di tutto per mostrarci cosa significa una coerenza evangelica sui passi di Francesco, e quindi ci lascia un’eredità impegnativa che ci dice che è possibile guardare a Gesù con le lenti, le parole e i gesti del nostro santo”. È uno dei passaggio dell’omelia di monsignor Domenico Sorrentino, vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e Foligno, nella messa di suffragio per Papa Francesco, improvvisamente mancato il lunedì di Pasquetta, celebrata nella chiesa superiore della Basilica di San Francesco.
Ad aprire la celebrazione il saluto del custode fra Marco Moroni ha ricordato come “Il papa che ha dimostrato un grande affetto per Assisi” e ringraziato il vescovo per aver accolto l’invito a celebrare la messa. E il presule – che ha ricordato come “tante volte Francesco ci ha chiesto di pregare per lui, ce lo ha chiesto in vita e non possiamo dimenticarlo in morte” – ha sottolineato come “Papa Francesco è stato sicuramente qui ad Assisi una persona cara, direi uno di famiglia. In tanti mi hanno fatto notare l’affetto speciale del Papa per la città, che si traduceva in visite frequenti e che sembrava esagerato. E io ricordavo a tutti che Bergoglio aveva preso il nome del patrono d’Italia e fatto suo il programma di Francesco, quindi era naturale che amasse Assisi, era un po’ come tornare a casa”. Ricordando come “San Francesco è un gigante della spiritualità, dalla grande radicalità evangelica che in tanti senza riuscirci hanno provato a imitare”, il vescovo nella sua omelia messa di suffragio per Papa Francesco ha invitato i fedeli “a non avere paura della santità e della radicalità evangelica: ciascuno ha la sua vocazione, i suoi talenti e le sue possibilità: ma tutti dobbiamo guardare in alto, tendere in alto e non accontentarci di poco, sulle orme congiunte dei due Franceschi, per l’eredità che ci ha lasciato il Poverello e che il Papa ha rilanciato”. Sorrentino ha anche ricordato l’attualità di Francesco, un santo che piace a tutti per i suoi messaggi sull’ecologia, sulla pace (“Giovanni Paolo II nel 1986 chiamò qui i leader religiosi per pregare per la pace”), è un santo che parla di economia e “patrono del movimento mondiale di Economy of Francesco, un’economia che si delinea a partire dal suo insegnamento”.
Ma anche di Francesco Papa “molta gente pensava che fosse ‘uno di noi’, per la sua umanità e spiritualità: un Papa che andava anche al Festival di Sanremo, anche lì portando la parola di Dio”. E se “è bello venire in questa Basilica e vedere la storia di Francesco santo raccontata negli affreschi”, monsignor Sorrentino ha ricordato anche il vescovado dove Francesco si è spogliato e dove “ora c’è la santità di Carlo Acutis. Un gigante e il bambino che fanno squadra insieme: e ora il nuovo Pontefice, anche grazie a Carlo, ripartirà all’insegna della giovinezza e della gioia”. Il tutto ricordando che “nel 2013 Papa Francesco volle che io e lui pranzassimo con i poveri, ha voluto che imparassimo ad abbracciarli, come ci ha ricordato anche al Serafico quando disse ‘che nei ragazzi ci sono le piaghe di Gesù da ascoltare, perché nelle piaghe dell’umanità c’è Gesù’. Ora la Chiesa si apre a una speranza nuova e abbiamo bisogno di uno scatto: il Papa ci ha aiutati a farlo e ora tocca a noi portarlo avanti, come anche Francesco Santo disse ai suoi discepoli”.
messa di suffragio per Papa Francesco
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