Per un bambino con autismo anche un elettroencefalogramma può diventare una montagna difficile da scalare. Restare fermo a lungo, accettare che qualcuno tocchi la sua testa, tollerare una cuffia piena di fili ed elettrodi, entrare in un ambiente nuovo fatto di luci, rumori e persone sconosciute: ciò che per altri è un esame di routine, per molti bambini nello spettro può trasformarsi in un’esperienza destabilizzante fino a renderne impossibile l’esecuzione. Eppure l’Eeg è fondamentale, soprattutto quando c’è il sospetto di crisi epilettiche o quando serve chiarire meglio il quadro neurologico. Per questo al Serafico di Assisi – lo ha reso noto la stessa struttura qualche giorno prima del 2 aprile, giornata dedicata alla sensibilizzazione sull’autismo in cui saranno illuminate di blu anche la Torre del Popolo e la facciata della Basilica di San Francesco – è nato un approccio innovativo: si tratta del “gioco della piscina”, un percorso di preparazione e desensibilizzazione che trasforma la cuffia dell’Eeg nel “cappello” per tuffarsi in una piscina immaginaria. Una vera strategia clinica costruita sulla prevedibilità, sull’esposizione graduale agli stimoli e sul gioco simbolico, alcuni dei punti più delicati per i bambini con disturbo dello spettro autistico.
“Qui la tecnica clinica non basta: servono ascolto, preparazione e rispetto dei tempi di ogni bambino e della sua famiglia”, spiega la dottoressa Ornella Ciccone, neuropediatra del Serafico. Il bambino quindi non si adatta all’esame, che viene invece ripensato a partire dal bambino. Nel concreto il percorso comincia una settimana prima: il piccolo paziente va nello stesso ambulatorio in cui farà poi l’Eeg accompagnato dai genitori. Esplora la stanza, gioca, conosce gli operatori, si sdraia sul lettino, guarda un cartone animato scelto da lui. Poi entra in scena il “gioco della piscina”: la cuffia con gli elettrodi viene proposta dentro una cornice ludica e rassicurante, come se fosse il copricapo per entrare in acqua. All’inizio resta sulla testa solo per pochi secondi, per poi aumentare. Anche la pulizia della cute, spesso mal tollerata, viene introdotta gradualmente e sempre dentro il gioco.A casa, nei giorni successivi, sono i genitori a riprendere lo stesso gioco per mantenere viva la familiarità. Da questo approccio è nato anche un paper scientifico – “Preparation and desensitization in view of performing video electroencephalography in children with autism spectrum disorder: a case series” (Ciccone O, Lepri A, Camanni G, Vallasciani M, Elisei S), pubblicato sulla rivista scientifica Psychiatria Danubina che oltre a descrivere il metodo ne mette in luce anche i notevoli risultati: tutti i bambini coinvolti nel protocollo hanno collaborato all’esecuzione del video-EEG senza mettere in atto comportamenti disfunzionali, cosa che prima era impossibile da fare proprio per l’opposizione alla procedura stessa.
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