(Stefano Berti) Dal punto di vista climatico l’autunno è arrivato, ma ad Assisi sembra essere arrivato anche quello della politica. Un autunno fatto di silenzi, immobilismo e di un torpore che ormai da tempo avvolge la vita amministrativa e politica della città. E allora viene spontaneo chiedersi: dove vuole andare Assisi? Quale futuro si immagina per questa città? Quali sono i progetti, le infrastrutture, le idee capaci di accompagnarla nei prossimi anni? Domande semplici, alle quali però sembra sempre più difficile trovare risposte.
Assisi è una città straordinaria, conosciuta nel mondo, ma – e non è la prima volta che lo sottolineiamo – sembra essere diventata soprattutto una specialista delle cerimonie, delle commemorazioni, delle bandiere, delle fotografie istituzionali e dei tagli di nastri. Tutto legittimo, per carità, ma una città non si governa soltanto con le celebrazioni e non si costruisce il futuro con le inaugurazioni.
Perché quando si spengono le luci, finiscono gli applausi e si ripiegano le bandiere, rimangono i problemi. E quelli non si risolvono con una fascia tricolore. Anche le celebrazioni dell’ottavo centenario francescano, straordinaria occasione di visibilità internazionale, dovrebbero lasciare qualcosa di concreto e duraturo. Ma al di là degli eventi e delle cerimonie, quale eredità resterà ad Assisi? Quali opere, quali servizi, quali investimenti?
Una città non può vivere soltanto della propria storia, per quanto immensa, senza preoccuparsi di costruire il proprio domani. E allora parliamo di questioni concrete. Il Palazzetto dello Sport dello stadio Migaghelli a Santa Maria degli Angeli: quando sarà finalmente completato? Quali sono i tempi, quali gli impegni, quali le prospettive? E la scala mobile di Porta Nuova? In un mondo dove le scale mobili funzionano nelle grandi città, nei piccoli centri, nelle stazioni e persino nei centri commerciali, possibile che ad Assisi rimettere in funzione un collegamento meccanizzato sia diventata un’impresa quasi impossibile? E ancora, quale bilancio si può tracciare dei primi mesi di attivazione dei varchi elettronici della ZTL? Quali risultati hanno prodotto? Hanno davvero migliorato la vivibilità del centro storico, la gestione del traffico e l’equilibrio tra le esigenze dei residenti, dei commercianti e dei visitatori? Esistono dati, valutazioni e criticità sulle quali aprire un confronto pubblico?
E quale futuro per i parcheggi del centro storico, per la mobilità e per le attività economiche, in un momento alquanto complicato per carovita e aumenti economici in generale? E le strade del territorio, la manutenzione, i collegamenti, le frazioni? Quali interventi sono previsti e soprattutto con quali tempi? Non sono questioni secondarie, sono la quotidianità dei cittadini, quella che conta molto più di qualsiasi fotografia ufficiale.
E, con un paio di assessori in bilico ed in attesa dell’approvazione del bilancio di previsione cittadino, l’unica cosa certe è che tra poco arriverà anche il Natale. E sul tema, come spesso accade, ad oggi ancora tutto tace. Si accenderanno certamente le luminarie, ci saranno manifestazioni, eventi e iniziative. Speriamo almeno in qualche novità, in qualcosa che vada oltre le solite formule organizzative. Ma attenzione: un calendario di eventi non è un programma di governo. Non si può passare da una celebrazione francescana alle luci natalizie, da una cerimonia a un’inaugurazione, senza che nel frattempo emerga una visione seria e concreta del futuro della città. E mentre il calendario delle manifestazioni continua a riempirsi, quello delle opere pubbliche, degli interventi e delle scelte strategiche quanto è concreto? Quali sono le priorità dell’amministrazione? Quali i risultati attesi? E soprattutto, quando arriveranno?
Non è una questione di appartenenza politica, né di schieramenti. È una questione di responsabilità verso una comunità che ha diritto di conoscere il proprio futuro. Assisi News ha lettori attenti, cittadini che seguono con interesse ciò che viene scritto, che spesso esprimono apprezzamenti ed elogi e che altre volte non risparmiano critiche. È giusto così, perché il confronto è parte essenziale di una comunità viva e democratica. Ma una cosa è certa: se non fosse anche per queste pagine, il rischio è che la politica assisana continuerebbe a dormire indisturbata, cullata dal silenzio e dalla mancanza di un confronto pubblico. E allora ben vengano anche le critiche, purché non si perda di vista il punto centrale: fare domande non significa fare opposizione, così come chiedere risultati non significa negare il lavoro che viene svolto. Significa esercitare quel diritto di critica che appartiene al giornalismo e ai cittadini. E il problema non riguarda soltanto chi governa. Anche l’opposizione sembra spesso incapace di alimentare un confronto pubblico fatto di proposte, idee e alternative.
Dov’è il dibattito politico assisano? Dove sono i progetti? Dove sono le scelte capaci di guardare oltre la prossima cerimonia o il prossimo appuntamento istituzionale? Assisi non può accontentarsi di amministrare l’esistente, né continuare a vivere soltanto della straordinaria eredità di San Francesco. Ha bisogno di una visione, di coraggio, di progettualità. E soprattutto di risposte. L’autunno climatico passerà, arriverà l’inverno e poi tornerà la primavera. Ma il torpore della politica assisana non può continuare indisturbato. È ora di svegliarsi. Perché Assisi merita molto di più di cerimonie, bandiere e nastri tagliati. Merita una politica che torni a pensare, progettare e soprattutto fare. E quando la politica si limita a celebrare il presente senza spiegare come intende costruire il futuro, il silenzio diventa la risposta più preoccupante.
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