(Stefano Berti) In politica, l’unità di una giunta non si misura soltanto dai sorrisi nelle fotografie ufficiali, ma dalla capacità di condividere le scelte, rispettare i ruoli e remare nella stessa direzione. Ed è proprio su questo terreno che, ad Assisi, qualche interrogativo merita di essere posto.
Il sindaco Valter Stoppini ha modificato alcune deleghe, ridefinendo gli equilibri interni alla propria squadra. Una scelta legittima, che può contribuire a chiarire responsabilità e competenze. Ma resta una domanda: il riassetto è bastato oppure, dietro un’apparente serenità, continuano a muoversi ambizioni personali e tensioni?
Negli ambienti politici cittadini, sia nell’opposizione sia nella maggioranza, si parla di assessori particolarmente inclini a intervenire su molte questioni, cercando di incidere sulle decisioni e di ritagliarsi uno spazio significativo.
Un protagonismo che, secondo le indiscrezioni, non sempre si tradurrebbe nella stessa determinazione quando il confronto avviene direttamente con il sindaco.
C’è poi il tema della lealtà. Perché, stando sempre alle voci che circolano, ci sarebbe chi pubblicamente mostra vicinanza a Stoppini, salvo poi contestarne le decisioni quando il primo cittadino non è presente. Insomma, fuori si direbbe una cosa, poi alla presenza del primo cittadino, qualcuno rimarrebbe in silenzio…
Se queste dinamiche trovassero conferma, il problema non sarebbe il dissenso, legittimo e necessario, ma il modo in cui viene espresso, con inevitabili ripercussioni sul piano politico.
La lealtà politica si misura soprattutto quando la persona di cui si condividono le scelte non è presente. Chi non è d’accordo con il sindaco ha tutto il diritto di dirlo, ma dovrebbe avere altrettanto coraggio nel farlo apertamente, nelle sedi opportune. Diversamente, il rischio è che le dichiarazioni pubbliche raccontino una realtà e i retroscena ne suggeriscano un’altra.
Il consigliere Fasulo (che sembrerebbe aver deciso di non inviare più i suoi comunicati stampa ad Assisi News,), ad esempio non lesina attacchi e critiche, ma lo fa alla luce del sole. E gli altri esponenti della minoranza? Presentano atti e interrogazioni, svolgono il loro ruolo di controllo, ma quanto riescono davvero a incidere? Quali risultati concreti hanno ottenuto finora? Il dubbio è che, al di là della presenza in Consiglio comunale, l’opposizione appaia ancora poco incisiva e fatichi a lasciare il segno nella vita amministrativa della città.
Il sindaco non ha bisogno di alzare la voce né di alimentare scontri personali, ma deve dare un segnale, soprattutto dopo il riassetto delle deleghe: è il momento di imprimere un vero cambio di passo.
Dovrebbe rafforzare la propria leadership, ascoltando tutti senza rinunciare alla propria autonomia decisionale, e dare segnali concreti ai cittadini. Gli assessori possono proporre, discutere e dissentire, ma la collaborazione non può trasformarsi in una continua competizione per condizionare le scelte del primo cittadino.
È una questione importante anche in prospettiva futura. Se Stoppini vorrà valutare un nuovo percorso elettorale, dovrà dimostrare di saper non soltanto tenere insieme la maggioranza, ma anche guidarla con autorevolezza. Perché un sindaco credibile sa delegare senza abdicare, ascoltare senza farsi condizionare e decidere assumendosi le proprie responsabilità. D’altronde, la ‘scuola’ Proietti qualcosa dovrebbe pur aver insegnato.
Le elezioni politiche sono alle porte e i partiti, sia di maggioranza sia di opposizione, iniziano a mobilitarsi. La domanda, dunque, resta aperta: la giunta di Assisi è davvero così unita come appare pubblicamente? Oppure esistono tensioni e competizioni interne che rischiano di pesare sull’azione amministrativa? Il tempo – ai cittadini – darà le sue risposte. Noi, in parte, le abbiamo già…
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