(Stefano Berti) Assisi, il problema è chi parla troppo o chi parla troppo poco? Certamente il vero nodo è rappresentato dalla difficoltà di sviluppare un confronto pubblico ampio, costante e visibile ai cittadini.
Nella politica assisana si continua a discutere molto, ma a concludere poco. Da mesi, se non da anni, il dibattito pubblico sembra essersi progressivamente trasformato in una sequenza di inaugurazioni, fotografie, tagli di nastro e annunci. Nel frattempo, però, restano aperte numerose questioni che riguardano il territorio, le frazioni e, più in generale, la qualità della vita della comunità.
È una percezione che emerge sempre più spesso nel confronto pubblico. Le richieste di intervento e le segnalazioni da parte di cittadini, associazioni e realtà del territorio non mancano, ma le risposte talvolta tardano ad arrivare o faticano a trovare spazio nel dibattito di città e territorio.
E mentre la maggioranza appare impegnata soprattutto nel racconto della propria attività amministrativa, con la politica “moderna” – specialmente quella locale – che sembra essersi ridotta ormai a descrivere sistemazioni doverose e, talvolta, anche interventi che dovrebbero essere all’ordine del giorno, anche una parte dell’opposizione, divisa e mai del tutto unita, sembra faticare a costruire un confronto politico costante e visibile all’esterno delle sedi istituzionali.
Le forze di minoranza continuano infatti a muoversi spesso in ordine sparso. Ognuno sembra seguire una propria agenda, una propria strategia e una propria linea di comunicazione, con iniziative che raramente si trasformano in un’azione politica condivisa. Più che un’opposizione capace di fare squadra, emerge l’immagine di singoli protagonisti impegnati a ritagliarsi il proprio spazio nel dibattito cittadino. Una situazione che inevitabilmente riduce la capacità di incidere con forza sulle scelte amministrative e di proporre ai cittadini una visione alternativa e riconoscibile.
In questo scenario emergono con maggiore evidenza le iniziative di quei consiglieri che intervengono con continuità sulle questioni amministrative. Tra questi c’è – è fin troppo evidente – il consigliere di Forza Italia Francesco Fasulo, le cui interrogazioni, segnalazioni e prese di posizione trovano spesso spazio nel dibattito pubblico cittadino. Lo si può condividere o criticare, si può essere d’accordo o meno con le sue posizioni, ma è evidente che la sua attività politica contribuisce con regolarità ad alimentare il confronto su diversi temi amministrativi.
Ed è proprio qui che nasce una domanda che molti cittadini continuano a porre: la responsabilità è dei giornali che pubblicano i suoi comunicati oppure di chi sceglie di non replicare?
La questione merita una riflessione seria. Un organo di informazione non può ignorare una notizia, una segnalazione o un comunicato che presenta elementi di interesse pubblico. Se un consigliere comunale invia regolarmente documenti, osservazioni e critiche sull’attività amministrativa, il compito del giornalismo è valutarne il contenuto e informare i lettori. Non quello di selezionare le notizie sulla base delle convenienze politiche.
Il vero tema, semmai, riguarda la capacità delle diverse forze politiche di partecipare al dibattito pubblico con continuità. Da tempo i partiti che sostengono l’amministrazione comunale risultano poco presenti nel confronto esterno alle sedi istituzionali. I comunicati stampa sono sporadici (anzi assenti ormai da tempo), gli interventi rivolti direttamente ai cittadini piuttosto rari. Le risposte restano spesso confinate all’interno del Consiglio comunale, dove il confronto raggiunge inevitabilmente una platea molto limitata rispetto a quella che segue quotidianamente l’informazione locale.
A ciò si aggiunge una sensazione che, sempre più frequentemente, emerge negli ambienti politici cittadini: quella di una maggioranza che, pur continuando a governare con numeri solidi, non appare sempre compatta come in passato. Differenze di vedute, sensibilità diverse e qualche malumore interno sembrano talvolta affiorare su alcune scelte amministrative. Nulla di anomalo nella vita di una coalizione di governo, ma abbastanza da alimentare la percezione che non tutti, all’interno della maggioranza, condividano sempre con lo stesso entusiasmo il percorso politico intrapreso.
Ma la politica moderna può permettersi di comunicare soltanto dentro il Consiglio comunale? Può rinunciare a spiegare quotidianamente le proprie scelte, a confrontarsi con le critiche e a rendere conto dell’azione amministrativa anche attraverso gli strumenti dell’informazione pubblica? Può permettersi una comunicazione politica poco incline su dettagli, frazionata, non approfondita, oltre a risposte carenti agli attacchi e – spesso – nessun chiarimento (se non su richiesta di organi di informazione esterni)?
Quando alcune voci risultano più presenti di altre nel dibattito cittadino, ciò significa necessariamente che l’informazione abbia scelto una parte oppure è semplicemente il risultato di una maggiore partecipazione alla discussione pubblica? È una domanda che merita di essere posta senza pregiudizi e senza semplificazioni.
Forse è arrivato il momento che maggioranza, opposizione e partiti cittadini si interroghino su questo aspetto. Perché una democrazia locale vive di confronto, pluralismo e partecipazione. E il confronto, per essere davvero tale, ha bisogno di più voci, più contributi e più occasioni di dialogo.
I cittadini di Assisi meritano un dibattito politico più vivo, più trasparente e più sostanziale. Meritano una comunicazione completa che esca dal palazzo comunale e arrivi alla gente. Che chiarisca i punti e approfondisca i dettagli.
Meno fotografie e più confronto. Meno polemiche contro chi pubblica le notizie (per professione) e più disponibilità a discutere nel merito delle questioni sollevate.
E allora la domanda resta aperta: il problema è davvero chi parla di più oppure chi sceglie di intervenire di meno? È una questione che riguarda la politica, l’informazione e, più in generale, la qualità del confronto democratico in città.
La risposta, forse, non spetta ai giornali. Spetta al dibattito pubblico e a chi la politica ha scelto di farla, candidandosi a rappresentare la città e i cittadini per un impegno che dovrebbe appartenere a tutti e nell’interesse di tutti.
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