Salgono a cinque le persone indagate dalla Procura della Repubblica di Perugia per l’incidente mortale sulla ciclabile che ha visto per vittima Francesco Fiorucci, il 63enne deceduto un anno fa dopo che con la sua mountain bike si era schiantato contro la recinzione che delimitava un cantiere sulla ciclabile Spoleto-Assisi, nella zona tra Rivotorto e Santa Maria degli Angeli.
I cinque imputati – il responsabile unico del procedimento e coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione del cantiere, il coordinatore della sicurezza in fase esecutiva, il datore di lavoro dell’impresa affidataria, del legale rappresentante e del preposto della ditta esecutrice dei lavori – vengono accusati, come riportava il Messaggero in edicola qualche giorno fa, di omicidio stradale.
Il 63enne, sposato e senza figli, aveva riportato la frattura di una vertebra ed era stato ricoverato, dopo i primi soccorsi prestati sul posto, al Santa Maria della Misericordia a Perugia, dove purtroppo era morto dopo qualche giorno, mentre era ricoverato in prognosi riservata nel reparto di terapia intensiva. L’uomo, secondo i primi risultati dell’autopsia eseguita dal medico legale Sergio Scalise Pantuso (affiancato dal dottor Walter Patumi, nominato dalla famiglia della vittima assistita dall’avvocato Delfo Berretti, e dal professor Mauro Bacci, nominato dagli avvocati degli indagati) sarebbe morto per i traumi riportati in seguito all’accaduto. L’incidente mortale sulla ciclabile – come sottolineava una perizia della Procura – dopo che il 63enne non avrebbe rispettato i segnali di “stop, dare precedenza”, ma senza dimenticare che la pista, peraltro fruita da cittadini e ciclisti, non era in alcun modo presegnalata con la cartellonistica temporanea di cantiere.
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