AssisiNews riceve e pubblica la lettera di una cittadina di Assisi che, dopo una visita all’ospedale con annessa somministrazione di gocce, è stata riaccompagnata a casa dalla figlia non residente in centro, che però non è potuta entrare nonostante la presenza di un certificato medico e nemmeno dopo aver spiegato la situazione al vigile urbano ai varchi. La redazione rimane a disposizione di eventuali repliche:
Gentilissimi, sono una donna di 77 anni, residente ad Assisi, nella parte bassa del centro storico, e mi rivolgo alla vostra redazione perché vorrei portare all’attenzione dell’opinione pubblica e, mi auguro, anche dell’Amministrazione comunale, una situazione che mi ha riguardata personalmente e che ritengo possa creare difficoltà anche ad altre persone, soprattutto anziane, fragili o temporaneamente impossibilitate a muoversi autonomamente.
Nei giorni scorsi mi sono recata al Pronto Soccorso per un problema di salute. Al termine della visita mi sono state somministrate delle gocce agli occhi che, per alcune ore, mi impedivano di vedere correttamente. Ero quindi nelle condizioni di non poter guidare e di avere bisogno dell’assistenza di un familiare per poter rientrare a casa in sicurezza.
Per questo motivo mia figlia è venuta a prendermi e ad accompagnarmi a casa. Mia figlia, però, non è residente ad Assisi e non dispone del relativo permesso di accesso al centro storico. Arrivate nella zona di San Pietro, ci siamo trovate di fronte al problema dell’accesso. Il vigile urbano presente non ha consentito a mia figlia di entrare con l’auto, proprio perché non residente e priva del permesso.
Comprendo perfettamente l’esigenza di regolamentare il traffico e di tutelare il centro storico di Assisi. Tuttavia, credo che debba essere presa in considerazione anche la situazione di chi, come mia figlia, si trova occasionalmente nella necessità di accompagnare una persona anziana, malata o temporaneamente impossibilitata a muoversi autonomamente. Nel mio caso, inoltre, ero in possesso di un certificato medico, che attestava la mia situazione e la necessità di assistenza. Non si trattava quindi di un accesso effettuato per comodità o per eludere le limitazioni al traffico, ma di una concreta esigenza legata alle mie condizioni di salute.
La conseguenza è stata che mia figlia è stata costretta ad accompagnarmi a casa a piedi, nonostante fossi appena uscita dal Pronto Soccorso e avessi ancora la vista fortemente compromessa dalle gocce che mi erano state somministrate. Una situazione che, alla mia età e nelle condizioni in cui mi trovavo, non è stata certamente semplice né sicura.
Vorrei però sottolineare che non scrivo soltanto per raccontare quanto accaduto a me. Vorrei farmi portavoce di un problema che potrebbe riguardare molte altre persone in futuro, soprattutto considerando l’imminente applicazione dei varchi elettronici nel centro storico, attualmente ancora in fase di sperimentazione.
Mi chiedo, infatti, come potranno essere gestite situazioni imprevedibili e urgenti come quella che mi è capitata: un figlio che deve accompagnare un genitore anziano, una persona che deve essere riaccompagnata a casa dopo una visita medica, un familiare con difficoltà motorie temporanee o permanenti, oppure una persona fragile che, per motivi di salute, non può raggiungere autonomamente la propria abitazione.
È importante che le regole per la tutela del centro storico vengano rispettate, ma credo sia altrettanto importante che non vengano penalizzate le persone che, in determinate circostanze, hanno bisogno dell’aiuto di un familiare. Per questo motivo mi auguro che l’Amministrazione comunale possa valutare l’introduzione di una modalità semplice e chiara per consentire, in casi documentati e di effettiva necessità, l’accesso temporaneo al centro storico ai familiari che accompagnano persone anziane, malate o fragili, anche attraverso una procedura di autorizzazione successiva, qualora non sia possibile richiederla preventivamente.
Non chiedo di eliminare le regole, ma di prevedere un’eccezione ragionevole per le situazioni di comprovata necessità, affinché nessuno si trovi nella condizione di dover scegliere tra il rispetto di un divieto e la sicurezza di una persona anziana o malata.
Ringrazio la Redazione per l’attenzione e spero che questa mia testimonianza possa contribuire ad aprire un confronto sull’argomento e, soprattutto, a trovare una soluzione.
Cordiali saluti
Una cittadina di Assisi
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