“Cari fratelli e sorelle, buona domenica. Oggi, nell’ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore, San Francesco d’Assisi”. Sono le parole del Pontefice da Piazza San Pietro, in un discorso che ha ricordato anche l’importanza degli insegnamenti di Francesco oggi. “A San Francesco, Gesù stesso chiese di riparare la sua Chiesa. Ispirato dal Crocifisso – ancora il Papa – Francesco edificò la sua vita sull’insegnamento di Cristo, condividendone la povertà, la letizia e le sofferenze, fino al mistico segno delle stigmate. Uomo di preghiera ardente e pieno di carità verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa. San Francesco l’ha riparata in virtù della sua fede nel Signore Gesù, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell’amore fraterno. Il suo carisma porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli: lo testimoniano la vivace famiglia francescana e i molti doni che la sua eredità spirituale diffonde nel popolo di dio. mentre celebriamo l’anno francescano chiediamo il dono della pace e impegniamoci per costruire la concordia fra i popoli”. Al termine del suo intervento, il Santo Padre ha rivolto un saluto agli ascoltatori presenti in piazza ad Assisi per le celebrazioni del 4 ottobre: “Sono lieto per le molteplici iniziative che celebrano l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Ricordo in particolare quelle che hanno avuto luogo ad Assisi con la presenza delle massime autorità dello Stato italiano”. (Continua dopo il video – link diretto)
Poco prima dalla Loggia aveva parlato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “San Francesco è un sole capace di illuminare le menti per superare i conflitti”, con l’auspicio che il suo insegnamento “possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza in questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli”. Alla vigilia del quarantennale dello Spirito di Assisi, il Capo dello Stato cita “la missione da San Francesco in Egitto, nel 1219, quando attraversò le linee e riuscì, rischiando la vita, a incontrare il sultano al-Malik al-Kamil. Desiderava ardentemente convertirlo. La missione non riuscì: ma il sultano rimase colpito da quell’uomo minuto, dai modi e dall’aspetto che dovevano apparirgli bizzarri, che gli parlava, accorato, di pace e di fratellanza. Eppure, con quel viaggio di appassionata invocazione, Francesco lasciò un grande segno», osserva il Capo dello Stato: «Prima che un nemico, prima che un infedele, Francesco riconobbe nel temibile interlocutore un uomo. Un figlio di Dio e, dunque, un fratello”.
“Nel secolo di Francesco non ci sono le enormi, decisive questioni dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra, della devastazione delle foreste, del surriscaldamento del pianeta, che oggi viviamo con crescente preoccupazione, così ben evidenziata dalla Laudato sì di Papa Francesco”, ha detto ancora Mattarella. “L’acqua, bene oggi di valore crescente e a rischio di scatenare gravi contrasti in futuro, è ‘utile et humilè, ‘pretiosa et casta’. Il lupo, simbolo di inconciliabile inimicizia con l’uomo, viene ammansito, non abbattuto. I fiori, i frutti, l’erba, con la loro semplice bellezza, cantano la gloria di Dio. E’ la gerarchia che Francesco rivoluziona: gli elementi naturali, le piante, gli animali vanno rispettati. L’uomo può disporne ma non farne oggetto di sfruttamento smodato e violento: li deve amare. Ma non renderemmo giustizia al santo di Assisi se la sua figura fosse esaurita in quella di un ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram: Francesco e Chiara erano soprattutto innamorati di Dio e del Vangelo. Il loro linguaggio, che tuttora appare affascinante e contemporaneo, ricco di spunti anche sociali e umanitari, non può essere separato dalla dimensione religiosa, dalla fede ardente e incrollabile, dall’adorazione di Dio, dall’amore per gli uomini”. (Continua dopo il video – link diretto)
“Celebrare Francesco, oggi, qui al Sacro Convento, in questo importante anniversario – ha concluso Mattarella – significa riflettere su un apparente paradosso, forse inspiegabile per una mentalità piuttosto diffusa. Come è stato scritto in una sua importante biografia, Francesco ‘non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali, al problema del male nel mondo’. Francesco chiedeva solamente di vivere, in povertà, pace e letizia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, al seguito di Cristo e vivendo il messaggio del Vangelo, invitando al “privilegio della povertà evangelica”, esortazione che lo rendeva distinto dai movimenti pauperistici dell’epoca. Per questa scelta, radicale e sconvolgente agli occhi del mondo, l’uomo che, per sé e per i suoi seguaci volle la denominazione umile di “frati minori”, è diventato una delle figure più significative, più conosciute, più amate della storia universale”. (Continua dopo il video – link diretto)
Ad aprire i saluti il Custode, fra Marco Moroni: “Vorremmo ricordare oggi uno scritto poco conosciuto di san Francesco: la Lettera ai reggitori dei popoli. […] Eccellenze, ottocento anni dopo, proprio da Assisi, vorremmo in qualche modo ripetere il suo gesto e affidarvi idealmente una lettera che nasce dalla sua memoria. Vi chiediamo di esserne messaggeri presso i popoli e i governi che rappresentate. […] Da Assisi e dal mondo sale ancora una richiesta di pace, che la vita di ogni persona vale più di una frontiera conquistata, di un interesse economico difeso, di una supremazia affermata. […] Ottocento anni dopo la sua morte, dunque, Francesco non ci consegna soltanto una memoria da custodire, ma ci ricorda che è possibile sperimentare la presenza viva dell’Altissimo e buon Signore, Creatore e Redentore, Amore che avvolge ogni creatura. Per questo possiamo ancora credere nella fraternità, quando prevale la contrapposizione; nella dignità di ogni essere umano, quando viene violata; nella cura della casa comune, quando prevale l’interesse immediato; nella pace, quando la guerra torna a essere considerata inevitabile”.
Foto Sala stampa Sacro Convento e Redazione Assisi News
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