(Stefano Berti) Ad Assisi la politica continua a muoversi, ma sempre più spesso dà l’impressione di farlo senza una direzione abbastanza chiara. Non significa che non si faccia nulla, sarebbe ingeneroso sostenerlo. Il punto è che, accanto alle attività quotidiane, agli interventi e alle iniziative, sembra mancare quel respiro più lungo che una città come Assisi dovrebbe pretendere dalla propria classe dirigente.
La politica non può limitarsi a rincorrere le segnalazioni dei cittadini, per quanto siano importanti. Amministrare significa anche prevenire i problemi, programmare e stabilire dove si vuole portare la città nei prossimi anni. Ed è proprio su questo terreno che Assisi sembra avere ancora qualche difficoltà.
Ztl, parcheggi e mobilità nel centro storico, strutture sportive, trasporti scolastici, opere che procedono lentamente, rapporti con gli uffici comunali: sono questioni diverse balzate agli onori della cronaca anche in queste settimane, e tutte chiedono risposte strutturali. Non basta intervenire quando il problema arriva sulla scrivania o diventa una lamentela pubblica. Servono programmazione, investimenti e una visione complessiva. La domanda dovrebbe essere non soltanto come risolvere la Ztl o dove trovare un parcheggio in più, ma quale modello di città vogliamo costruire per Assisi tra cinque o dieci anni.
Anche la maggioranza merita una riflessione. Sindaco e vicesindaco sono, inevitabilmente, i principali punti di riferimento dell’amministrazione e avere una guida forte non è certamente un problema. Il punto è che una squadra funziona davvero quando tutti i suoi componenti riescono a portare idee, competenze e responsabilità.
L’impressione, invece, è che il baricentro politico si sia progressivamente concentrato sui due vertici, mentre alcuni assessori appaiono più defilati rispetto alla fase iniziale e altri sembrano aver scelto una maggiore autonomia. Non è necessariamente un problema di rapporti personali: è soprattutto una questione di equilibrio. Una maggioranza capace di valorizzare tutte le proprie energie può essere più forte e più utile alla città. Perché alcuni assessori sono stati ‘declassati’, altri stanno scegliendo di defilarsi in autonomia. O perlomeno di restare meno in vista. Altri (o meglio, altre) stanno ancora cercando di capire se defilarsi o “rimanere su”. È una questione evidente, nota a chi la politica cittadina la segue con più interesse e costanza.
Dall’altra parte, l’opposizione non sembra riuscire a trasformare le proprie iniziative in una proposta alternativa riconoscibile. Interventi e prese di posizione non mancano, ma manca una direzione comune. Pure qui qualcuno si è progressivamente defilato, qualcuno continua a fare politica con le modalità consuete e qualcun altro sembra concentrato soprattutto sugli equilibri interni.
E quando anche una forza politica leader di governo nazionale (che ad Assisi è all’angolo da ormai oltre un decennio) fatica ancora oggi nell’amministrazione cittadina a trovare una sintesi interna, con tensioni che possono nascere persino da un commento o da una presa di posizione di un singolo esponente, è inevitabile chiedersi quanto queste divisioni finiscano per sottrarre spazio ai problemi veri della città. Insomma, sia per maggioranza che opposizione non è così che in molti casi si risponde all’elettorato, dopo essere stati eletti e pertanto scelti.
Nel frattempo Assisi vive la grande stagione dell’Ottavo Centenario francescano. Gli eventi sono numerosi e, naturalmente, non tutti riescono allo stesso modo. Alcuni hanno funzionato meglio, altri meno, e proprio questa differenza dovrebbe far riflettere. Quando un evento ha contenuti validi, viene organizzato bene e soprattutto viene accompagnato da una comunicazione efficace, i risultati si vedono e Assisi dimostra di avere tutte le potenzialità per trasformare un appuntamento in una vera occasione di promozione della città.
Non è soltanto una questione di qualità dell’evento, ma anche di come lo si racconta, di come lo si presenta e di quanto si riesca a coinvolgere il pubblico. Alcune iniziative hanno dimostrato che, quando questi elementi vengono messi insieme, il risultato può essere significativo. Altre hanno avuto una risposta meno convincente. Ed è proprio da queste differenze che sarebbe utile imparare, perché il Centenario non dovrebbe essere soltanto un calendario da riempire, ma un’occasione per lasciare qualcosa alla città.
Perché il Centenario, prima o poi, finirà (a dire il vero non manca poi così tanto). Termineranno le celebrazioni, gli eventi e l’attenzione straordinaria che accompagna questo periodo. E Assisi tornerà a confrontarsi con la quotidianità: sempre quelle, mobilità, parcheggi, centro storico, strutture sportive, uffici comunali, opere da completare e tutte quelle questioni che nessun grande evento può cancellare.
Ed è proprio il dopo che dovrebbe interessare maggiormente la politica. Che Assisi vogliamo quando i riflettori saranno meno accesi? Una città più organizzata, più efficiente e più vivibile per i residenti, ma allo stesso tempo capace di accogliere il turismo e valorizzare il proprio patrimonio senza vivere soltanto della propria storia.
Il vero interrogativo è allora semplice: dopo San Francesco, cosa ci sarà? La risposta non può essere soltanto un nuovo calendario di eventi. Servirà una politica capace di programmare e scegliere, una maggioranza capace di valorizzare tutte le proprie componenti e un’opposizione capace di costruire un’alternativa.
Ad Assisi non mancano la storia, le opportunità e nemmeno i problemi. Forse manca ancora un confronto abbastanza ampio sul futuro della città. Il rischio, infatti, non è tanto una politica troppo litigiosa, quanto una politica che si abitua all’ordinaria amministrazione, rincorre le emergenze e rimanda continuamente le scelte più difficili.
Il Centenario può essere un’occasione straordinaria per cambiare passo, ma soltanto se ciò che viene costruito oggi resterà anche quando le celebrazioni saranno finite. Perché amministrare Assisi è importante. Decidere quale Assisi lasciare al futuro lo è molto di più.
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