(Stefano Berti) Dopo anni di grandi dibattiti, problemi complessi e questioni che attendono risposte, eccoci finalmente arrivati al grande tema del momento: chi ha pulito un tombino e chi lo ha ringraziato.
Una vicenda che, a giudicare dal dibattito che ne è nato, sembra destinata a entrare negli annali della politica locale.
Sia chiaro: sulle strade pubbliche esistono competenze precise. Un privato non dovrebbe aprire autonomamente pozzetti o tombini comunali, né sostituirsi all’ente che deve occuparsi della manutenzione. Se un tombino è ostruito o rappresenta un pericolo, la cosa corretta è segnalarlo al Comune o all’ente gestore.
Ma una volta stabilito questo, possiamo forse tornare con i piedi per terra.
Perché il punto curioso è un altro: perché il senso civico sembra diventare improvvisamente un problema soltanto quando a esercitarlo è la persona “sbagliata”?
Negli anni non sono mancati cittadini, associazioni e gruppi che si sono rimboccati le maniche per occuparsi spontaneamente di spazi, beni e luoghi della propria comunità. E, guarda caso, non sempre chi oggi sembra scandalizzarsi per queste iniziative è stato altrettanto severo in passato, quando comportamenti simili venivano compiuti o sostenuti da persone politicamente più vicine.
Quindi decidiamoci. Se la regola è che i cittadini non devono occuparsi di ciò che compete all’Amministrazione, va bene: la regola vale per tutti. Se invece un gesto di volontariato, di cura o di attenzione verso il territorio può essere considerato positivo quando lo fanno “i nostri” e quasi sospetto quando lo fanno “gli altri”, allora il problema non è il tombino.
È la coerenza. Perché il senso civico non dovrebbe avere un colore politico, una tessera di partito o una parte della città in cui essere applaudito. E soprattutto, mentre ci si accapiglia pubblicamente sulla differenza tra un tombino, una caditoia e un ringraziamento istituzionale, forse la politica locale potrebbe ricordarsi che ci sono problemi decisamente più importanti da affrontare.
Le persone aspettano risposte su servizi, manutenzione, viabilità, sicurezza, decoro, sviluppo del territorio e tante altre questioni concrete. Insomma, il tombino può anche essere importante. Ma se questo è diventato il principale terreno dello scontro politico, forse sarebbe il caso di preoccuparsi un po’ più dei problemi della città e un po’ meno di chi ha preso in mano una scopa. E, già che ci siamo, una regola semplice potrebbe aiutare tutti: stesso gesto, stesso giudizio. Anche quando non conviene.
(Immagine in evidenza: tombino di via Becchetti a Santa Maria degli Angeli – by redazione Assisi News)
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