(Stefano Berti) C’è qualcosa che, ad Assisi, dovrebbe preoccupare tutti. Non una singola polemica, non una diversa visione politica, ma il clima che si sta respirando. Un clima che, giorno dopo giorno, sembra farsi sempre più pesante.
Accuse reciproche, comunicati al vetriolo, commenti social sempre più duri. E poi gruppi che promettono di affollare i consigli comunali quasi ci si preparasse a uno spettacolo o, peggio, a uno scontro. È questa l’idea di politica che vogliamo consegnare ai cittadini?
La politica è confronto. Anche acceso, se necessario. Ma non può diventare un’arena nella quale ogni occasione è buona per alzare la voce e trasformare l’avversario in un nemico. Perché quando il dibattito degenera, perde la politica e perde l’intera città.
C’è un altro fenomeno che merita una riflessione. Sembra essere iniziata una gara continua a chi si attribuisce i meriti: chi ha fatto riaccendere un lampione, chi ha fatto asfaltare una strada, chi rivendica una manutenzione o un intervento. Chi si giustifica di essere intervenuto. E chi accusa di non averlo fatto. Come se amministrare il bene comune fosse una collezione di trofei personali.
Ma i cittadini non hanno bisogno di medaglie appuntate sul petto dei politici. Hanno bisogno di servizi che funzionano, di strade sicure, di illuminazione efficiente, di risposte concrete. Tutto questo non è un favore concesso da qualcuno: è il compito di chi governa e l’obiettivo che chi è all’opposizione deve contribuire a migliorare con proposte serie.
Ad Assisi servono meno protagonismi e più responsabilità. Meno ricerca del consenso immediato e più rispetto reciproco. I toni esasperati possono regalare qualche titolo sui social o qualche applauso tra i propri sostenitori, ma lasciano sul terreno una comunità più divisa e più diffidente.
Assisi è una città conosciuta nel mondo per il suo messaggio di dialogo, pace e rispetto. Non significa rinunciare al confronto politico, che è il sale della democrazia. Significa ricordare che il confronto non deve mai trasformarsi in conflitto permanente.
Abbassare i toni non è un segno di debolezza. È un gesto di maturità istituzionale. Ed è ciò che oggi i cittadini, probabilmente, si aspettano da tutti, maggioranza e opposizione. Perché una polemica in più non migliora la città. Una politica migliore, invece, sì.
Foto di Achim Ruhnau | via Pixabay
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