Nei giorni scorsi lavialibera ha pubblicato una video-inchiesta dal titolo “Assisi in vendita. Come il turismo si sta prendendo la città”, in cui tra l’altro si parla di come il turismo arricchisce Assisi. “Una ricchezza che, però, finisce nelle mani di pochi: nelle attività di Assisi centro iniziano a comparire nomi ricorrenti che comprano, affittano, aprono e chiudono società. Un racconto basato sullo studio delle visure camerali e catastali, testimonianze e interviste”, uno dei passaggi della presentazione dell’inchiesta. Uno dei nomi ricorrenti è quello di Arbion Cuku, titolare insieme al fratello di alcuni ristoranti nel centro storico di Assisi, che dopo aver visionato Assisi in vendita (il ‘corto’ si trova su YouTube, ndr) ha scritto alla redazione di Assisi News una lettera aperta per fare chiarezza.
“La nostra come famiglia è una storia lunga, fatta di duro lavoro. Mio fratello è arrivato nel 1993, io nel 1999 dall’Albania e dal 2000 sono titolare anche di una impresa edile che opera e costruisce anche in comuni limitrofi a quello di Assisi. Siamo una numerosa famiglia come detto di origini albanesi, non ci consideriamo gente di fuori perché i miei nipoti quasi 30enni sono nati all’ospedale di Assisi. In una città che fa della pace e della integrazione il suo vanto, una famiglia straniera che lavora dovrebbe essere se non altro apprezzata. In Umbria sono oltre 10mila i residenti albanesi e oltre 1500 sono le partite iva di proprietà di persone di origini albanesi. A livello nazionale sono oltre 40 mila le aziende gestite da nostri connazionali. Noi ad Assisi non conosciamo orari di pausa, lavoriamo dalla mattina presto alla sera tardi e non chiudiamo praticamente mai le porte dei nostri ristoranti. Poche o nessuna le vacanze durante la stagione, tanti i ragazzi che lavorano presso le nostre strutture fra cui i miei nipoti ed altri familiari.
Dal 2017, quando ho preso due locali in piazza trasformandoli in ristoranti, abbiamo subìto sempre più controlli, poi indagini, verifiche, tutte senza esito: perché noi siamo lavoratori onesti. Non va bene creare una zona grigia per danneggiare la mia reputazione e quella dei miei familiari, probabilmente a causa di qualche concorrente sleale e invidioso che non accetta il nostro successo. Andiamo avanti, lavorando duramente, anche se spesso certe chiacchiere ci danno fastidio. Abbiamo certamente portato un modo nuovo di fare ristorazione, perché da noi mangi sempre, tutta la giornata e fino a tarda sera. In tanti altri ristoranti non funziona così, ma non è mio compito pensare a come lavorano i titolari delle altre strutture: però, forse, ad Assisi questa cosa a qualcuno non va giù. Ci sarà anche un po’ di invidia? Forse sì, ma noi siamo una vera impresa che fa lavorare gente, offre lavoro a persone, che collabora con tanti professionisti della zona, che muove l’economia. Da oltre 20 anni siamo al lavoro giorno e notte, e sottolineo che non chiudiamo nemmeno in inverno in una città che offre pochissimo nella stagione fredda. Abbiamo clienti che vengono da ogni parte del mondo, lavoriamo anche con gente del posto, residenti e anche limitrofi. Sono stanco degli attacchi costanti e delle diffamazioni che abbiamo subìto e ho dato già mandato ai miei legali di agire in sede penale per perseguire tutti i responsabili”.
© Riproduzione riservata













