(Stefano Berti) Ancora tensioni, ancora scintille. Il Consiglio Comunale di Assisi si conferma, purtroppo, più spesso teatro di scontri che luogo di confronto serio e costruttivo sui problemi della città. L’ultima seduta ne è stata l’ennesima dimostrazione, lasciando nei cittadini più di una perplessità sullo stato del dibattito politico e istituzionale.
Da un lato le interrogazioni del consigliere Fasulo, giudicate come sempre da alcuni “stressanti” nei confronti di Sindaco e Giunta, ma che hanno avuto il merito perlomeno di portare in aula cittadini privi di luce, rendendo visibile un disagio reale e concreto. Dall’altro, la bagarre esplosa sulla mozione “Scale Mobili” presentata dal consigliere Bocchini, episodio che ha segnato il punto più basso della seduta.
Proprio durante l’illustrazione dell’interpellanza, Bocchini ha posto questioni tutt’altro che marginali: spese sostenute, risultati ottenuti, strategie future, con particolare riferimento alla problematica di Porta Nuova. Domande legittime, che rientrano pienamente nel ruolo di controllo e indirizzo che spetta al Consiglio Comunale. Eppure, a un certo punto, l’intervento viene interrotto e al consigliere viene tolta la parola.
Da lì, l’escalation: proteste, accuse di scarsa responsabilità istituzionale e l’uscita dall’aula, senza più farvi rientro. Un gesto forte, che divide. C’è chi parla di mancanza istituzionale, come ha tentato di sostenere il consigliere Bastianini, vecchia volpe della politica, abile nel ribaltare la responsabilità sul singolo piuttosto che interrogarsi sul funzionamento complessivo dell’aula.
Ma il risultato resta uno solo: tutto bloccato, tutto rinviato, e ancora una volta i cittadini restano in attesa di risposte.
Ed è proprio questo il nodo centrale: il Consiglio Comunale va rispettato, sempre. Dalla maggioranza come dall’opposizione. I cittadini hanno il diritto di sapere come vengono spesi i soldi pubblici, di ascoltare un dibattito serio sui temi che incidono sulla loro vita quotidiana, di vedere le istituzioni all’altezza del ruolo che ricoprono.
Non è stato un bel giorno (l’ennesimo) per le istituzioni, e non è edificante (come sempre ormai avviene) assistere a sorrisi, battute e leggerezze in una sala che dovrebbe essere il cuore della democrazia cittadina. I temi in discussione erano importanti e meritavano ben altro approccio.
Assisi, soprattutto in un momento così simbolico, tra celebrazioni, ottocentenario e richiami continui alla figura di San Francesco, merita di più. È fin troppo facile farsi belli con l’ottocentenario francescano, tra foto ufficiali, passerelle e una sequenza continua di eventi celebrativi. Ma quando si passa dalla rappresentazione all’esercizio concreto della democrazia, quando si entra in Consiglio Comunale, emergono tutte le fragilità di una gestione che appare impreparata a reggere il confronto e la complessità del dibattito istituzionale.
Un Consiglio Comunale che meriterebbe di più anche sul piano della conduzione dei lavori: una guida salda e autorevole, capace di dirigere l’assemblea con equilibrio e decisione. La sensazione diffusa, invece, è quella di una Presidenza del Consiglio che fatica a tenere l’aula, a far rispettare regole, tempi e ruoli, mostrando incertezza proprio nei momenti in cui servirebbe fermezza.
In questo quadro non brillante, con alcune assenze giustificate, il vicesindaco Cavallucci – di evidente “scuola Proietti” (non da sola) – sembra una delle poche a restare nel ruolo istituzionale, per postura e consapevolezza.
E a rendere ancora più evidente il contrasto tra ciò che il Consiglio potrebbe essere e ciò che spesso diventa, due momenti hanno invece restituito dignità all’aula. Il minuto di silenzio in ricordo di Arnaldo Manini ha rappresentato un raro attimo di raccoglimento e rispetto condiviso, capace di unire l’assemblea oltre le divisioni politiche. Toccante è stato anche l’intervento del consigliere Martellini, che ha voluto ricordare – sulla scia di un intervento del consigliere petrignanese Lupattelli – Rino Freddii, consigliere di alcune passate legislature, riportando per qualche istante, complici anche gli applausi spontanei, il Consiglio Comunale alla sua funzione più alta: quella della memoria, del rispetto e dell’umanità.
Insomma, un po’ di cultura civica generale, in più, non guasterebbe. Perché il rispetto delle istituzioni non si proclama: si pratica. Seduta dopo seduta.
© Riproduzione riservata













