(Stefano Berti) C’è qualcosa di quasi surreale nell’aria che si è respirata nell’ultimo consiglio comunale di Assisi. Dopo mesi di tensioni, schermaglie politiche, accuse reciproche e sedute finite sotto i riflettori della satira regionale, all’improvviso è arrivata la concordia. Un voto unanime, maggioranza e opposizione fianco a fianco, senza strappi né scintille. Tutti d’accordo. Tutti allineati.
Viene spontaneo chiedersi cosa sia successo davvero.
Sarà stato il clima francescano che inevitabilmente avvolge Assisi in questi giorni, con quell’atmosfera di spiritualità e richiamo alla pace che la città porta nel mondo come un marchio identitario. Oppure sarà stata la mano, ancora molto influente, della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che proprio ad Assisi ha costruito gran parte del suo percorso politico e che ben conosce gli equilibri – e le fragilità – della politica locale.
Forse, più semplicemente, qualcuno ha deciso che fosse arrivato il momento di abbassare i toni. Anche perché le sedute precedenti del consiglio comunale non avevano lasciato una gran bella immagine della politica cittadina. Tra polemiche accese, scontri personali e momenti che hanno fatto il giro dei commenti ironici nella stampa e nella satira regionale, l’impressione era stata quella di una classe politica più impegnata a battibeccare che a governare.
Non è escluso nemmeno che qualche “mea culpa” silenzioso abbia fatto capolino tra i banchi del consiglio. Quando le figuracce diventano pubbliche e il dibattito politico scivola nella caricatura, prima o poi qualcuno capisce che è il momento di fermarsi.
E poi ci sono le mediazioni, quelle sotterranee, spesso invisibili ma decisive. Consiglieri comunali abituati a muoversi con prudenza, con il piede su due staffe, pronti a cucire dove altri hanno strappato. In politica locale queste dinamiche contano molto più delle dichiarazioni ufficiali.
Il risultato è stato un consiglio comunale insolitamente pacato. Sereno, addirittura più “maturo”. Un voto condiviso che, sulla carta, potrebbe sembrare il segnale di una maturità istituzionale ritrovata.
Ma è davvero così? Perché l’unanimità, in politica, può essere una virtù oppure un sintomo. Può significare responsabilità e senso delle istituzioni, ma può anche nascondere una tregua temporanea, una pausa tattica o, peggio ancora, un compromesso al ribasso – alcuni ‘mal di pancia’ non sarebbero infatti passati, con divisioni interne da una parte e dall’altra non solo apparenti ma concrete – dove nessuno ha davvero vinto e nessuno ha davvero perso.
Ad Assisi, città simbolo della pace e del dialogo, vedere maggioranza e opposizione votare insieme dovrebbe essere – quasi – la normalità. E invece fa notizia proprio perché normale non è stata negli ultimi tempi.
La domanda allora resta aperta: quello visto l’altro ieri è l’inizio di una nuova stagione politica più matura e meno urlata? Oppure è solo una parentesi, destinata a chiudersi al primo tema divisivo?
Ad Assisi, come spesso accade nella politica locale, lo scopriremo molto presto. Perché la pace, anche quella francescana, nella politica dura sempre un po’ meno che nelle intenzioni.
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